Spilliamo Cultura

Spilliamo Cultura: Cosa celano le mura di una cella?

Good evening readers! La tematica di oggi è la Prigionerìa, vere testimonianze dei detenuti condannati alla reclusione a vita o alla morte.

Se la mia tematica vi fa incuriosito, cliccate su “Leggi tutto“!

La tematica che affronteremo è una dolente riflessione sulle vite dei carcerati condannati all’ergastolo o a morte negli anni 30s in giù.
Le varie testimonianze che vedremo assieme, ci racconteranno cos’ hanno dovuto subire i reclusi nelle loro celle: il freddo, la fame, la tortura, l’umiliazione fisica e psicologica, lasciandoci a bocca a parte per la descrizione accurata delle peripezie di ognuno di loro.

L’uomo può essere capace di ogni cosa e queste opere ne sono la prova.

Movies!

Sulla mia pelle:

È la “biografia” dell’odissea di Stefano Cucchi, che una sera del 2009 è in macchina con un amico mentre fumano una sigaretta. Dietro di loro si ferma una macchina, si sentono le porte chiudersi e due agenti bussano al finestrino intimando i giovani di scendere. I due ragazzi, vengono perquisiti e Stefano viene trovato in possesso di varie confezioni di hashish, cocaina e una pasticca di un medicinale per l’epilessia, di cui soffre sin da ragazzo, ragion per cui viene arrestato e portato alla stazione dei Carabinieri. Ma la sua
vicenda non finisce qui, poiché dopo l’interrogatorio con i carabinieri, nel viso e nel corpo di Stefano spunteranno diversi ematomi.

Cosa sarà successo in quel interrogatorio?
Chi sono i veri colpevoli in questa situazione?

Il film narra gli ultimi giorni di vita di Stefano e della settimana che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia, in particolare modo quella di sua sorella Ilaria.
La cronaca di questo caso, la conosciamo bene tutti quanti, ma vederla con i propri occhi su grande schermo, rende molto di più e posso dire con sicurezza che è una storia davvero sconvolgente.

Il titolo “Sulla mia pelle”, è estremamente adeguato alla storia che cela questo
caso noir, a causa dei numerosi lividi ritrovati sul suo corpo. Una pellicola emozionante e raccapricciante allo stesso tempo, la descrizione dei fatti è a dir poco sbalorditiva e cruenta.
Al suo interno c’è l’equilibrio e il pudore di chi voleva raccontare una storia terribile sulla quale ancora non esiste una verità giudiziaria, dopo nove anni. Il suo mistero agli occhi meno velati è già risolto, ma per molti è tutt’oggi una storia irrisolta.


Hunger:

Irlanda del Nord, 1981. Il Primo Ministro Margaret Thatcher ha abolito lo statuto speciale di prigioniero politico e considera ogni carcerato paramilitare della resistenza irlandese alla stregua di un criminale comune. I detenuti appartenenti all’IRA danno perciò il via, nella prigione di Maze, allo sciopero “della coperta” e a quello “dell’igiene” , cui segue una dura
repressione da parte delle forze dell’ordine. Il primo marzo, Bobby Sands, leader del movimento, decreta allora l’inizio di uno sciopero totale della fame, che lo condurrà alla morte, insieme a nove compagni, all’età di 27 anni.
Una trama accattivante, che rapisce i nostri occhi all’istante, una storia dove la nostra
umanità e la giustizia vengono a mancare e al loro posto, si oppongo la rabbia, la
repressione, le violenze fisiche e mentali.

Come può esserci tanto crudeltà nei confronti di sta già ricevendo una punizione con la carcerazione in quattro mura e privato di ogni genere di libertà, fisica e mentale che sia?

L’opera cinematografica ci mostra con intensa empietà le disumane condizioni “di vita” di ogni carcerato e i maltrattamenti fisici e psicologici che possono colpire ognuno di loro.

E mi chiedo ancora una volta, chi è che dovrebbe essere condannato in quelle grigie mura?

Curiosità:

L’IRA è stata la più grossa organizzazione paramilitare dell’Irlanda. Il suo scopo principale, fin dal giorno della sua fondazione, è stato quello di riunificare l’Irlanda e di costringere gli inglesi ad abbandonare le loro strutture militari e governative presenti sul territorio irlandese ingaggiando contro quest’ultimo sia operazioni militari tradizionali sia atti di guerriglia.


Il miglio verde:

Louisiana, 1935. Paul Edgecomb, agente di custodia, sovrintende al braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain. Paul, e i suoi colleghi hanno il compito di sorvegliare i detenuti condannati alla pena capitale e di accompagnarli il giorno dell’esecuzione lungo quell’ultimo corridoio chiamato appunto il ‘miglio verde’ per il colore del linoleum. Tra i
condannati c’è John Coffey, un omone di colore alto più di due metri giudicato colpevole dell’omicidio di due bambine. Ma, in contrasto con l’aspetto imponente e minaccioso, John è invece mite e gentile con tutti, perfino ingenuo e in balia di una infantile paura del buio.

Sarà davvero John il colpevole di quel orrendo misfatto, lui dall’animo così affabile?

Chi di noi non ha almeno una volta, sentito parlare o visto il miglio verde? È una storia che ancora oggi dopo ottant’anni, è in grado di smuovere o nostri animi e forse anche in grado di mettere sottosopra i nostri cuori.
Una violenza fisica inflitta a due bambine, un omicidio e un grande omone condannato a morte, che però non possono vedere come il colpevole di quel caso terrificante, ma solo alla fine riusciranno a capire chi sia davvero il cattivo di questa situazione.


Papillon:

Parigi anni Trenta, il venticinquenne Henri “Papillon” Charrière (Charlie Hunnam), viene condannato all’ergastolo per un omicidio che non ha commesso. Mandato ai lavori forzati nella peggiore colonia carceraria sull’Isola del Diavolo nella Guyana francese, tenterà di riappropriarsi della libertà perduta, progettando numerose fughe. Instaurerà un’alleanza con il falsario Louis Dega (Rami Malek), che, in cambio della sua protezione, accetta di finanziare la fuga di Papillon. Tra i due uomini nascerà un profondo e duraturo legame d’amicizia. Ho già avuto l’opportunità di vedere questo film straordinario, che devo dire non manca di colpi di scena e d’azione.

Una storia che riavvolge il nastro della vita di Papillon, un’uomo che prova in tutti i costi a fuggire da una detenzione ingiusta, che lo rende prigioniero in uno dei carceri più disumani di quei tempi. Riuscirà il nostro Papillon a prendere in mano la sua libertà?

È il remake della pellicola del 1973 che vedeva come protagonisti, Franklin J. Schaffner e Dustin Hoffman, due attori bravissimi che ho sempre ammirato. Il film aveva avuto un gran clamore grazie alla sua durezza nella descrizione dei fatti e tutt’oggi Papillon è riconosciuto come uomini che tentò la fuga nelle prigioni peggiori del mondo degli anni 70s.


Serie tv:

Prison break:

Condannato a morte per l’omicidio di un potente uomo di Washington, Lincoln Burrows si dice vittima di un complotto. L’unico a credere in lui è il fratello Michael Scofield, ingegnere edile, che ha architettato un piano per farlo evadere, ma per metterlo in pratica deve farsi rinchiudere nello stesso carcere. Da qui inizia una lunga, rocambolesca fuga per la libertà per Michael, suo fratello e gli altri che si uniranno a loro.

Michael and Lincoln!

Prison break è stata una delle mie serie Tv preferite, ho sempre amato molto i dettagli minuziosi di ogni suo episodio e l’amore che Lincoln e Michael provavano l’uno per l’altro e la loro costante ricerca della libertà che sembrava non saziarsi mai. Prison break ha ammaliato ogni suo spettatore, ricevendo un successo sorprendente sui piccoli schermi e riuscendo a portarci con loro ad ogni fuga che hanno pianificato.

Ma riusciranno a librarsi in cielo o la loro caduta sarà ancora più dolorosa della loro stessa reclusione?

La serie Tv è stata trasmessa in prima visione assoluta in USA dal 29 Agosto 2005 al 15 Maggio 2009. La sua prima trasmissione italiana fu nel 2006 su Italia uno.



Oz Prison:


La serie tratta in modo molto reale, crudo e violento gli avvenimenti dei detenuti all’interno del penitenziario di “Oswald” (Oz), ed in particolare di una sezione, “il quinto braccio”, meglio conosciuto come “Il Paradiso”. Qui i detenuti vengono tenuti dentro delle stanze con vetri in plexiglas, a differenza delle classiche celle, ogni centimetro di queste stanze è visibile agli agenti che rimangono all’interno del braccio ventiquattr’ore su ventiquattro. Al centro del braccio vi è un enorme atrio, dove i detenuti passano la maggior parte della giornata: televisione, tavoli per giocare a carte e a scacchi/dama, postazioni telematiche e telefoni pubblici.

Dietro tutto questo si nascondono le operazioni malavitose di cui sono protagonisti la maggior parte dei detenuti: contrabbando, spaccio, abusi, risse e omicidi.

Non appena ne vedi il trailer, dici tra te stesso: “cavolo, si, la voglio vedere a tutti costi!”, è una di quelle serie TV che ti fanno venire batticuore grazie alla bravura del regista nella costruzione dei suoi avvenimenti e della meticolosa elaborazione di ogni sua scena.

Non è solo la sua sublime produzione a rendere Oz prison una delle migliori serie sulla Prigionerìa, ma anche la maestria di ogni suo interprete e la cura con cui il regista ha mostrato a tutti noi, la vera esistenza dietro a quelle sbarre che col tempo diventano la loro unica “casa”.


The orange is the new black:

Piper Chapman è una donna proveniente dal Connecticut, residente a New York, che viene condannata a scontare quindici mesi di detenzione al Litchfield, un carcere femminile federale gestito dal Dipartimento Federale di Correzione, per un fatto avvenuto dieci anni prima, quando aveva trasportato una valigia piena di soldi di provenienza illecita per conto di Alex Vause, una trafficante internazionale di droga della quale un tempo era amante.
Ma in questa fiction così tanto acclamata su Netflix, non si narra solo la storia di Piper, ma anche le storie delle sue “compagne di detenzione” con cui si avvicina di più, il tutto viene presentato in vari flashback.

Ho sentito tanto parlare di questa serie, e fidatevi ne ho sentito parlare solo bene, ha fatto impazzire la sua platea e sta cercando di farmi sua vittima. Credo proprio che cederò al suo fascino, “The Orange is the new black” è davvero un capolavoro, anche se in tanti l’hanno donato appellativo “scandalosa” , ma a mio parere è davvero una delle poche detenzione tutte al femminile in cui possiamo scoprire come ogni donna vive la sua carcerazione, senza
lasciare molto alla nostra immaginazione.

Fatevi rinchiudere anche voi con loro!


Books:

The Mars room:

Mars Room” di Rachel Kusher è un racconto crudo, emozionate e spietato, il cui successo in patria è già culminato con la candidatura al Booker Prize. Romy Hall è una detenuta ventinovenne, single, con un figlio e due sentenze d’accusa per omicidio. Tutto è cominciato al Mars Room, lo strip club nel quale si guadagnava da vivere. Kurt Kennedy, un cliente, le si era affezionato un po’ troppo: per qualche oscura ragione si era convinto che lei fosse la sua fidanzata, maturando una gelosia ossessiva e un tantino perversa.

Riuscirà Romy a scappare dal suo stalker?

È un libro che leggerei molto volentieri, essendo un amante delle storie “pesanti” come queste, possiede una sinossi seducente che non tralascia nessun dettaglio e che ci porta nella mente e nel cuore di Romy, facendoci provare ogni sua emozione.

È avvincente il modo con cui Rachel racconta ai suoi lettori la vita dalle sfumature noi che ha vissuto da giovane la nostra protagonista, le sue peripezie sono indubbiamente mostruose, ma il destino non è stato tanto magnanimo con lei, perché ciò che passerà durante la sua permanenza nella sua gattabuia, non sarà mai paragonabile alla sua vecchia vita.

“Mars Room” di Rachel Kushner è un romanzo che non fa sconti, raccontandoci un’America deragliata e perduta, nella quale di ogni azione si pagano le conseguenze.

“The Mars Room” by Rachel Kushner!


Dead man walking:

Il giovane Matthew Poncelet, condannato a morte in Louisiana, scrive alla suora Helen
Prejean per avere colloqui ed assistenza in carcere. Con l’amico Carl Vitello, ora
all’ergastolo, il giovane ha ucciso una notte due fidanzati che si erano appartati in un bosco.
Helen ne diviene guida spirituale – prima
donna nella storia americana a esserlo – nonostante il disprezzo dei familiari delle vittime e dell’opinione pubblica che non riescono a comprendere la sua scelta.

È un libro incredibile che rievoca in noi il suo omonimo film del 1995, la sua pubblicazione avvenne quattro anni dopo l’uscita nei piccoli schermi, io ho avuto la chance di vederne il film è mi ha affascinata moltissimo, per la destrezza con cui Prejean è riuscita a insinuarsi
nelle nostre menti con questo straordinario percorso per la redenzione di un’uomo e per la sua crescita personale.

È un’opera senza paragoni, dove possiamo sentire con i nostri cuori, le più profonde
trepidazioni del nostro Matthew e scavare nel suo animo per renderci conto che non tutti coloro che mostrano di essere forti e coraggiosi, in realtà sanno di esserlo davvero.

Morto che cammina” è la traduzione del titolo del film, ma è anche l’espressione comunemente usata dai carcerieri per indicare il condannato a morte nel tragitto che compie dalla propria cella alla sala dell’esecuzione.


Un giorno della mia vita:

Bobby Sands, esponente di spicco nelle fila dell’Ira, viene più volte incarcerato. Condannato a 14 anni di carcere, con altri compagni, malgrado l’assenza di prove a carico, comincia una serie di scioperi della fame sino all’ultimo, iniziato il 1º marzo 1981, che lo porterà alla morte. Durante i primi diciassette giorni del suo ultimo sciopero della fame comincia a tenere un diario e scrive quotidianamente usando un refil di penna biro e dei pezzetti di carta igienica. Ogni singolo segmento del diario viene fatto uscire dal carcere firmato con lo pseudonimo “Marcella”.

Il libro che ne deriva è una impietosa testimonianza sulla vita dentro il carcere, una dolorosa riflessione sulla lotta in corso e una professione di speranza.

È il racconto di un’uomo che porta come scudo il suo coraggio, per tramandare a tutti noi la verità sulle detenzioni degli esponenti dell’IRA e dei trattamenti disumani che ricevevano nelle loro celle.

Una trama appassionante che coinvolgerá sicuramente anche voi!


Spero che i miei consigli cinematografici e letterari vi siano stati utili per capire e approfondire cosa comporta vivere in una cella con un reato inciso sulla pelle.

Avete visto o letto uno di questi? Oppure non siete d’accordo con le mie proposte?

Fatemi sapere nei commenti la vostra!

La vostra Sara.

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