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Spilliamo Cultura – Quanto è essenziale ricordare?

Hi readers, oggi è la settimana del giorno della memoria e anche noi bloggers, vorremo presentarvi un’articolo per ricordare le vittime dell’Olocausto e il modo disumano in cui sono morti.

Buona lettura!

Il 27 gennaio 1945 è il giorno indicativo per la liberazione del più grande Lager. Le storie e le testimonianze dei reduci dei campi di sterminio ancora oggi provocano sgomento ed orrore. Alcune stime parlano di oltre 15 milioni di morti in pochi anni, di cui circa la metà erano ebrei.

Indubbiamente Schindler’s List è il film più emblematico di questa tematica. Il film tratta in maniera realistica e cruda il tema dell’olocausto degli ebrei, Schindler’s List è un’ opera di immenso valore culturale che andrebbe vista almeno una volta nella vita per non dimenticare quell’ assurdo massacro che non potremmo mai perdonarci, dove hanno perso la vita milioni di persone.

Una storia vera, meravigliosa, toccante e allo stesso tempo molto dura e sconvolgente a cause delle scene forti della pellicola. È un’opera cinematografica a dir poco sbalorditiva, ho amato moltissimo l’accuratezza di ogni scena, la sua crudità e soprattutto il modo in cui è riuscita ad arrivare al mio cuore. Quella bambina dal cappotto rosso, mi è ancora impressa nei miei occhi tutt’oggi.

Il Giorno della memoria ogni anno obbliga a confrontarsi con il lato più oscuro dell’uomo, che ha dimostrato di non conoscere pietà ed umanità nel modo più trucido possibile.


Books !

Il regno di Auschwitz, Otto Friedrich.

C’è un evento chiave nella storia di Auschwitz. Il 12 maggio del 1942, un convoglio da Sosnowiec scarica 1500 ebrei che, per la prima volta, non vengono né internati, né selezionati per le squadre di lavoro, né picchiati o freddati con un colpo di pistola. Vengono inviati direttamente alle camere a gas. Così si compie il destino di Auschwitz: non più un campo di concentramento né di lavoro coatto, ma una colossale macchina progettata per l’annientamento sistematico di esseri umani. Attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e dei carnefici, Il regno di Auschwitz descrive questa tragica parabola, fino all’evacuazione del gennaio 1945.


Le 999 donne di Auschwitz.

Il 25 marzo del 1942, circa un migliaio di donne ebree nubili lasciarono Poprad, in Slovacchia, per salire a bordo di un treno. Ignare di ciò che stava per accadere loro, piene di speranza e orgoglio patriottico, indossarono i vestiti migliori, confidando nel futuro. Erano entusiaste all’idea di aiutare il proprio Paese lavorando in fabbrica, come era stato loro annunciato. Invece vennero condotte ad Auschwitz. La storia della prima ufficiale deportazione per il temibile campo di concentramento è poco conosciuta, eppure estremamente rilevante al giorno d’oggi. Le vittime di quel 25 marzo non furono oppositori politici o ribelli partigiani. Furono donne inermi e giovanissime, inviate verso una morte certa. Lo straordinario lavoro di ricerca di Heather Dune Macadam racconta questa ignobile pagina di una delle fasi più buie della storia dell’umanità attraverso interviste alle sopravvissute, testimonianze storiche e approfondimenti di chi ha studiato la vicenda, imponendosi così tra le letture imprescindibili sull’Olocausto.


Destinazione ravenbrück.

Alcune erano bambine, accompagnate dalle madri, altre ragazze di vent’anni, madri di famiglia, oppure già anziane. Sui treni che le portavano al campo di concentramento di Ravensbrück, a nord di Berlino, finirono detenute politiche, prostitute, o appartenenti a famiglie ebraiche: reiette da isolare, da eliminare, per il regime nazista. Mille tra le italiane deportate, di ogni età, non tornarono mai: tra loro anche alcune passate per un piccolo e quasi dimenticato centro di detenzione nell’estremo ponente ligure, a Vallecrosia. La storia di queste donne, ragazze e bambine, i ricordi, la capacità che ebbero molte di loro, nonostante la tragedia che stavano vivendo, di ritrovare la capacità di un affetto, di un gesto, di un sorriso, si affiancano ai momenti più cupi vissuti nel lager e, per le sopravvissute, riportati nella vita vissuta dopo.


La ragazza con il cappotto rosso.

Nives Schwartz non ha mai pensato che nella vita di sua madre Sara si celassero segreti di cui lei non sapeva nulla. Dopo la morte della donna, però, costretta a superare il dolore in fretta per occuparsi, sola, di tutte le incombenze che spettano a una figlia, Nives trova, dimenticata, una scatola di latta. Una vecchia scatola per i biscotti che stride con l’ordine maniacale di sua madre. In essa, una vecchia fotografia che ritrae due giovani sconosciuti, qualche biglietto e una lettera. Violare l’intimità di Sara non è nelle sue intenzioni, ma quelle pagine sembrano chiamarla e così, come per caso, Nives entra in un mondo di segreti e verità taciute per più di mezzo secolo, di cui non sospettava l’esistenza. Una donna di nome Bekka Kis aveva scritto, nel 1965, una lunga lettera a sua madre, confidandole le proprie paure, lo strazio mai dimenticato di essere sopravvissuta alla Shoah, di aver perduto tutto ciò che amava.


Una divisa per Nino.

Un bambino, Nino, in pieno Fascismo e durante la guerra di Etiopia (1936) cerca di diventare un bravo figlio della lupa per conquistare una sua compagnetta di scuola. Ma il suo fare un po’ goffo, l’amicizia con il suo vicino di casa, l’antifascista Ruggerini, e con il figlio di questi, Gabriele, il ritorno dalla guerra del fratello maggiore di lui, provocheranno in Nino un radicale cambiamento e un rifiuto totale del regime e della violenza. Un viaggio intenso e toccante verso la consapevolezza e la scelta: da una divisa che non viene indossata per caso a una divisa che Nino sceglierà di non indossare.


La memoria rende liberi.

“Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere.”

Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come “alunna di razza ebraica”, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa “invisibile” agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”.


Scolpitevelo nel vostro cuore.

“Il mio impegno è tramandare la memoria, che in un mondo pieno di ingiustizie è un vaccino contro l’indifferenza.” Questo è il messaggio che Liliana Segre vuole trasmettere ai giovani, un messaggio che li invita a non dimenticare la tragedia e l’orrore che è stata la persecuzione razziale, e che nello stesso tempo vuole essere un invito a non perdere mai la speranza e a “camminare nella vita, una gamba davanti all’altra. Che la marcia che vi aspetta sia la marcia della vita”.


Io voglio vivere, la vera storia di Anna Frank.

Questo libro racconta, prima ancora degli orrori del nazionalsocialismo, la storia toccante di una ragazza. Una giovane vita piena di aspettative e opportunità, destinata a un tragico destino. Anne Frank (1929-1945) è diventata celebre grazie al suo diario, che ha commosso e continua a commuovere lettori di tutte le età. Mirjam Pressler ne fa un ritratto biografico a tutto tondo, soffermandosi sulle contraddizioni e facendo emergere i talenti e le aspirazioni di questa giovane ebrea nata in Germania. La storia sconvolgente di una ragazzina che è diventata donna nel periodo più cupo della storia dell’umanità e che Mirjam Pressler ha avuto il coraggio di trasformare in un romanzo avvincente.L’inferno dentro. Mentre i testimoni diretti lentamente ci lasciano, dopo aver assolto il compito doloroso di trasmettere alle generazioni successive il ricordo della Shoah, si avverte il pericolo della perdita del carattere specifico di quella tragedia, che rischia di trasformarsi in un generico emblema della malvagità umana, un’etichetta che può essere applicata a qualunque violenza o dolore collettivo.


L’inferno dentro.

È la storia di un uomo e delle colpe commesse durante la sua collaborazione con il nazifascismo a Berlino e a Trieste. Un uomo consapevole delle proprie responsabilità, fedele alle proprie scelte e agli ideali di un disegno che ha cambiato per sempre la percezione di noi stessi e dell’umanità.Gentili, affrontando la sfida terribile di calarsi nell’inferno dell’anima di un carnefice, di rendere esplicito il modo in cui la «gente normale» giustifica a se stessa i crimini più atroci, spiega (attraverso l’emblematicità di un caso personale) con paurosa chiarezza l’unicità della Shoah e il suo ambiguo legame con la cultura europea.


Gli uomini con il triangolo rosa.

È il 1939 quando Heinz Heger viene arrestato a Vienna: ha inizio la sua discesa agli inferi, con la deportazione nei campi di concentramento di Sachsenhausen e di Flossenbürg e l’infamia di dover indossare il triangolo rosa, il pezzo di stoffa che identificava le persone omosessuali. Questa è la testimonianza di come è riuscito a sopravvivere, tra lavori forzati, torture, stratagemmi e alleanze col nemico. Una vicenda umana e storica violenta come un pugno nello stomaco, che non si dimentica. Con un saggio di Giovanni Dall’Orto sulla condizione degli omosessuali in Italia nel periodo fascista.


Movies !

Jojo Rabbit (2019).

Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria 2020. Ecco 20 film da vedere per non dimenticare mai. Jojo Rabbit (2019) di Taika Waititi con Scarlett Johansson. Liberamente tratto dal romanzo Come semi d’autunno di Christine Leunens. Siamo nella Germania del 1945 e Jojo, che ha 10 anni, è un fervente nazista, tanto da avere come amico immaginario Hitler. Scopre che in casa la madre nasconde una ragazzina ebrea, di cui diventa amico.


Il bambino con il pigiama a righe.

Il bambino con il pigiama a righe (2008) di Mark Herman con Asa Butterfield. Tratto dal romanzo dello scrittore irlandese John Boyne, racconta l’insolita amicizia tra due bambini, uno figlio di un gerarca nazista di un campo di concentramento, l’altro prigioniero.


Il pianista.

Il pianista (2002) di Roman Polanski con Adrian Brody. Il film è la trasposizione cinematografica dell’autobiografia del pianista ebreo Wladyslaw Szpilman nella Polonia occupata dai nazisti.


Il labirinto del silenzio.

Il labirinto del silenzio (2014) di Giulio Ricciarelli con Alexander Fehling. La storia di un avvocato tedesco che nel 1958 entra in possesso di documenti che svelano l’identità di gerarchi nazisti responsabili delle atrocità di Auschwitz. La sua inchiesta porterà al Processo di Francoforte del 1963.


Jona che visse nella balena.

Jona che visse nella balena è un film del 1993 di Roberto Faenza, tratto dal romanzo autobiografico dello scrittore Jona Oberski intitolato Anni d’infanzia. Un bambino nei lager incentrato sul dramma dell’Olocausto.

È davvero così difficile accettare le diversità altrui?

Se si, allora, mi chiedo se la diversità sia un dono o una maledizione?


Ricordare ciò che è successo oltre 70 anni fa aiuta a comprendere che è fondamentale il rispetto della libertà di ciascun individuo.


Spero che i miei consigli cinematografici e letterari vi siano stati utili per capire e approfondire cosa sia la shoah e ricordatevi sempre delle sue vittime e dei suoi superstiti.

Avete visto o letto uno di questi? Oppure non siete d’accordo con le mie proposte?

Fatemi sapere nei commenti la vostra!

La vostra Sara.

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