Buongiorno readers! È un giorno importante per noi, l’autrice de Il profilo dell’altra ci ha concesso un’intervista davvero interessante, voi conoscevate Irene Graziosi?

Conosciamo IRENE GRAZIOSI

Irene Graziosi, Bekka Gunther

Irene Graziosi nasce a Roma nel 1991. Durante gli studi universitari inizia a scrivere. Scrive per varie riviste e scrive serie video, finché, nel 2018, non incontra Sofia Viscardi. Insieme fondano il progetto Venti, di cui Graziosi è attualmente autrice e responsabile editoriale. Il profilo dell’altra è il suo primo romanzo.


Ecco cosa abbiamo scoperto di Irene Graziosi!

Da dove nasce Il profilo dell’altra? Chi o cosa ti ha spronato mentre lo scrivevi?

Nasce, credo, da una sensazione molto precisa che ho provato quando ho iniziato a lavorare e che ho confrontato con quelle delle mie amiche che a loro volta si incamminavano lungo un percorso lavorativo diverso dal mio.

L’ingresso nel mondo del lavoro spesso segna il punto di rottura con l’adolescenza e la prima età adulta: ti rendi conto di non avere potere, che non sei nessuno, che le dinamiche che regolano la maggior parte degli ambiti sono improntate alla spregiudicatezza e improvvisamente i confini tra bene e male e tra desideri e paure iniziano a farsi molto labili.

In particolare qui mi interessava tracciare, tramite lo sguardo di Maia, il disegno di ciò a cui abbiamo assistito e a cui stiamo assistendo ancora oggi, con l’avvento delle grandi piattaforme e dei messaggi sclerotizzati che le popolano.

Mi pareva, uso il passato perché sta cambiando rapidamente, che fossero pochi i romanzi che tentavano di raccontare questi sistemi di racconto contemporanei (scusate il giochino) che però, a differenza dei romanzi, che attraverso una bugia dicono una verità, raccontano bugie attraverso una parvenza di verità.

Quale è stata la parte più difficile nel creare i personaggi di Maia e Gloria?

Maia: molto difficile creare lo scarto tra ciò che Maia vede, quindi la sua realtà, e ciò che invece la realtà è. Mi interessava creare una personaggio sincero nella sua disonestà, o meglio, inconsapevole delle trappole che tende a se stessa.

Quindi mi chiedevo continuamente cosa Maia avrebbe dovuto pensare per far intuire al lettore cosa avveniva davvero oltre il suo sguardo. In più c’è stata una fatica legata alla calibrazione dell’ingenuità emotiva di Maia paragonata all’acidità del suo sguardo.

Un giudizio così lucido su certe dinamiche può accompagnarsi a un’opacità di sguardo nella propria sfera intima? Bella domanda, non so ancora rispondere anche se tenderei a pensare di sì.

Gloria: Gloria ancora non so chi sia. Quindi direi che la difficoltà è stata descriverla senza capirla.

Visto che è un libro in prima persona non mi era permesso esplorare il vissuto di Gloria approfonditamente (c’è un momento in realtà in cui commetto un errore formale volontario, quando Gloria e Anna Ricordi sono nello studio). È molto frustrante, ma forse come lo è non capire mai davvero le persone nella realtà. 

Perché hai scelto di giocare con il bidimensionalismo e tridimensionalismo dei personaggi nel tuo libro?

Se parliamo di personaggi maschili vs. personaggi femminili, volevo che i primi fossero una proiezione dei secondi. Ovvero, volevo che le donne guardassero agli uomini come status, come simboli, ma senza mai vederli davvero. In fondo, volevo che li vedessero come oggetti.

Credo che, soprattutto da molto giovani, si corra il rischio di vedere l’altro come un’appendice del proprio desiderio o come un mezzo. Non credo ci siano differenze di genere nell’attuazione di queste dinamiche, anche se a volte i discorsi tendono a incancrenirsi al punto da convincerci del contrario. 

Nel libro affronti tante tematiche che sono sottovalutate nella società odierna, come il sentirsi vuoti in un mare di informazioni e personalità social oppure il bisogno di vivere secondo gli slogan senza ritagliarsi una vera identità. Perché hai deciso di parlarne, che messaggio vorresti imprimere nei cuori dei tuoi lettori?

Non credo siano sottovalutate, mi sembra anzi che se ne parli fin troppo. La domanda semmai è perché ci ostiniamo a porcele in modo ozioso, senza trovare mai il modo di proteggerci. Sono anni che sento le stesse cose, inizialmente ragionevoli, che con il tempo sono diventate retoriche solo in virtù della continua ripetizione.

Credo che la frustrazione risieda nel non intravedere neanche uno spazio di azione all’interno di questo universo frammentato e affollatissimo. Dal canto mio, non credo di voler imprimere nessun messaggio. Non ho scopi pedagogici. Credo che ciascun lettore ci vedrà ciò che vuole vedere; se i libri avessero il potere di cambiare il mondo l’avremmo scoperto molti anni fa. 

Quale parte della stesura di questo libro ti ha messa a dura prova? Che cosa hai trovato difficile scrivere?

Molto difficile “imbroccare” il tono di Maia, per il quale ci sono volute due stesure e un paio d’anni. Sono sempre stata abituata a una rapidità e a un’attività/consumo creativo molto incalzante, quindi scrivere è stata un’esperienza molto diversa: frustrante, angosciante, senza ritorno immediato di like e audience.

Credo che sia stato, più di tutto ciò che ho fatto, un esercizio di frustrazione (parola che sto usando tantissimo in questa intervista, e vabbè), il che non vuol dire che non ci trovi una soddisfazione potente, anzi. Credo che il contatto con la consapevolezza di essere deficitaria e imperfetta sia stato e tuttora è un elemento che sto capendo a vari livelli di profondità.

Poi devo dire che scrivere Maia è stato più facile rispetto a tutte le altre parti e ho l’impressione che si senta. Ma credo sia naturale: una prima persona, quando fluisce bene, è più autorevole su se stessa che su altri.

Che genere letterario prediligi? Le citazioni presenti nel tuo libro sono guidate dal gusto personale?

Mah, non ho un genere letterario prediletto. Mi piacciono i libri belli, e questi possono appartenere a qualunque genere. Nella vita ho spaziato da Woodhouse a Jackson, da Huxley a Voltaire, da Rohald Dahl a Doris Lessing e via dicendo.

Sono felice per la domanda sui libri citati nel romanzo. No, non sono i miei gusti, sono quelli di Maia. A me piace molto Jane Austen, così come mi piace Goliarda Sapienza, ma era giusto che Maia fosse tranchant*.

Quanto di te potremo leggere ne Il profilo dell’altra? Che passo del libro senti più tuo?

Ricollegandomi a quanto detto sui gusti letterari di Maia. Mi rendo conto che dall’esterno si ha l’impressione che il libro contenga tantissimi riferimenti autobiografici e che quindi sia autobiografico ma non è così (e anche quando diversamente dichiarato tendo a leggere quasi tutto come fiction).

O meglio, è naturale che un autore o un’autrice peschino dalla propria vita e da quelle che gli sono accanto, ma da qui a scrivere un’autobiografia ce ne passa. A questa seconda domanda non so risponderti, l’ho scritto tutto io!


È stato un onore poter intervistare Irene Graziosi, a cui vorremmo dare un grande abbraccio per ringraziarla di essersi prestata a rispondere alle nostre domande. Abbiamo potuto capire nel profondo Maia e le dinamiche con cui l’autrice si è interfacciata per poterla caratterizzare.

Spero che vi sia piaciuta questa intervista a Irene Graziosi, fateci sapere nei commenti se avete letto il suo romanzo!

Vi ho parlato del suo libro qui.

Clara!

*tranchant = tagliente, deciso, perentorio

Informazioni sull'autore

Sono la Boss di Dreamage Blog, ma sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere!

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