Salve readers! Ogni gennaio porta sempre novità, ma silente insieme alle temperature fredde arriva anche quel giorno dell’anno in cui ci si ritrova a ricordare il 27 gennaio per il Giorno della memoria attraverso le testimonianze dei fatti accaduti durante la seconda guerra mondiale!

Giorno della memoria: 27 gennaio

Ho deciso che ogni anno mi prendo del tempo per ripercorrere il passato con delle testimonianze del Giorno della memoria e ricordare la mostruosità razionale e irrazionale dell’uomo. Sangue, torture e meschinità fusi in racconti che devono essere il giusto monito per il futuro che le persone stanno dimenticando.

Ho selezionato 5 titoli, tra tantissimi altri per riaccendere la coscienza umana troppo incattività dalla realtà per fermarsi a riflettere e valutare che abbiamo molti pregi. La guerra incombe sulle nostre spalle oggi, la Russia ci rammenta sempre quanto instabili siano le sicurezze nazionali.

Non facciamoci prendere dalla pancia, non dimentichiamo il passato. RICORDIAMOCI cosa hanno fatto i nostri parenti e i nostri nonni, proteggiamo i nostri diritti e creiamone di nuovi per essere migliori in futuro.

Le mie 5 scelte per ricordare la shoah nel giorno della memoria

Margherite ad Auschwitz. Poesie sulla Shoah

Lo scopo di quest’antologia è dar voce alle persone reali ‘arrotondate’ dietro i numeri della Storia, perché esse hanno trovato il modo di lasciarci una traccia della loro esistenza.

Con questa operazione di selezione e raccolta si offre al lettore un ventaglio di voci ed esperienze che danno testimonianza delle varie vicende legate alla Shoah, pertanto appaiono insieme nomi di poeti semisconosciuti, testi anonimi e voci di importanti premi Nobel.

Ogni testo, ogni singolo verso strappato alla barbarie deve rappresentare per noi – come le margherite che crescono intorno al Lager – la bellezza che resiste e con la sua esistenza tiene insieme la fragilità e la tenacia, il canto e l’orrore.


Come una rana d’inverno: Conversazioni con tre sopravvissute ad Auschwitz 

Daniela Padoan raccoglie in questo libro le testimonianze di tre donne – Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi – sopravvissute al campo femminile di Auschwitz-Birkenau.

L’autrice conferisce alle conversazioni il ritmo di una lucida, accorata narrazione fatta di rimandi e relazioni perché, come dice Giuliana Tedeschi, “le donne sono maglie, se una si perde, si perdono tutte”.

Nella storiografia dello sterminio nazista le donne sono pressoché invisibili, la loro presenza è sovrapposta a quella maschile e su questa si appiattisce.

Ma, come è scritto nella Postfazione, “senza dimenticare per un solo istante che l’obiettivo dei nazisti era cancellare dal mondo gli ebrei, uomini o donne che fossero, riflettere sulla peculiarità delle sofferenze e sopraffazioni patite dalle donne, così come sul loro modo di opporre resistenza e rendere testimonianza, può servire ad allargare di un poco l’ambito di riflessione”.


Non ho visto farfalle a Terezìn 

Nell’ultima di Eurispes (2020) è risultato che il 15,6 per cento degli Italiani non crede all’esistenza della Shoah, contro il 2,7 per cento della rilevazione di solo quindici anni prima. Inoltre, chi è connesso alla realtà sa pure che la maggioranza è convinta che sia stato solo un “affare” nazista, ossia tedesco, di altri.

Una vicenda storica il cui il nostro paese è stato solo vittima e non anche carnefice.

Anni di storia falsata, di libri sui meriti del Duce, l’esaltazione che “ha fatto anche cose buone”, l‘assoluta ignoranza sul valore delle Leggi sulla Razza del 1938 e sui conseguenti campi di concentramento italiani prima e dopo l’8 settembre 1943, sui convogli partiti dalle nostre città verso i lager di sterminio, sulla colpevole indifferenza della intellighenzia italiana del momento, asservita e complice del regime, ci hanno portato inevitabilmente a questo preoccupante risultato.

Cavalcato peraltro dalla politica contemporanea, o buona parte di essa. Ho sentito, quindi, il bisogno di dare anch’io il mio umile contributo contro questa inaccettabile realtà. Qui non troverete risposte: non è mio obiettivo né ambizione farlo. Ho altri scopi.

A me interessa che il lettore all’ultima pagina, quando chiuderà il libro, esca con molte più domande di quante ne avesse all’inizio. Perché se si cercano le risposte, se ci si chiede il perché delle cose, a chi è convenuto, chi ci ha guadagnato, qualcosa ci resterà e non sarà poca cosa.

I bambini col loro, talvolta assillante, chiedere il “perché” di tutto, diventano grandi e maturano. Da troppi anni da noi, in Italia, abbiamo perso l’abitudine di chiederci il perché delle cose. E anche questo meriterebbe una nostra personale analisi ed urgente personale risposta.


Il libro della Shoah italiana. I racconti di chi è sopravvissuto

Più di cento sopravvissuti raccontano la loro storia, componendo un grande racconto corale dell’ebraismo italiano.

Dal mondo di prima, l’infanzia, la scuola, alle leggi antiebraiche e alla conseguente catena di umiliazioni. E poi l’occupazione tedesca, gli arresti, le detenzioni, la deportazione.

Complessivamente nel 1943 venne deportato circa un quinto degli ebrei residenti sul territorio italiano: oltre 9000 persone. Nella quasi totalità dirette ad Auschwitz. Ma chi erano gli ebrei italiani?

All’inizio degli anni Trenta erano circa 45 000 persone; le comunità più consistenti erano quelle di Roma (oltre 11 000), Milano, Trieste, Torino, Firenze, Venezia e Genova. Comunità, in generale, fortemente integrate nel tessuto sociale del Paese, a tal punto che dopo la liberazione solo un’esigua minoranza dei sopravvissuti scelse, a differenza degli ebrei di altre nazionalità, di vivere altrove.

Un mosaico di testimonianze che ha sui lettori un effetto dirompente proprio grazie al fittissimo intreccio di ricordi, traumi, sogni, rabbia, smarrimento, sensi di colpa, e persino speranza, dopo il ritorno alla vita.


Ritorno a Birkenau

Ginette Kolinka ha diciannove anni quando, insieme al padre, al fratello minore e al nipote, viene deportata a Birkenau. Sarà l’unica della famiglia a tornare, dopo aver attraversato l’orrore del campo di sterminio.

La fame, la violenza, l’odio, la brutalità, la morte sempre presente, l’assurdità e la disumanizzazione: con semplicità, schiettezza e una forza straordinaria oggi Ginette ci narra l’inenarrabile.

Per mezzo secolo ha tenuto per sé i propri tremendi ricordi, poi, a partire dagli anni Duemila, sempre più forte si è fatta l’esigenza di tramandare alle giovani generazioni ciò che è stato: da allora Ginette visita le scuole e accompagna i ragazzi ad Auschwitz-Birkenau, trasmettendo la propria testimonianza.

Vi ricordate del giorno della memoria? Leggete o vedete film per non dimenticare?

La memoria rende liberi ↗

Inaspettato, incisivo ed emozionante.

Rainbowstories 5 ↗

Scrivere e ricordare questo giorno non è mai abbastanza.

Spilliamo cultura: quanto è essenziale ricordare?↗

Ricordare ciò che è successo oltre 70 anni fa aiuta a comprendere che è fondamentale il rispetto della libertà di ciascun individuo.

Se avete altri libri per ricordare, non esitate a commentare o scriverci su Instagram!

Clara!

Informazioni sull'autore

Sono la Boss di Dreamage Blog, ma sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere!

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