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Buongiorno, readers! Che mi leggiate da sotto l’ombrellone, dal vostro divano o in una piacevole sosta in montagna o altrove (sapevo che mi sarei cacciata in un circolo vizioso da cui sarebbe stato difficile uscire!), mettetevi comodə, perché oggi parliamo di We could be so good, il nuovo romanzo MM di Cat Sebastian, uscito a fine giugno per la collana Oscar Fabula di Mondadori.
Se anche voi avete la passione, come me, dei friends to lovers, o pensate che non vengano valorizzati abbastanza, allora siete nel posto giusto!

We could be so good di Cat Sebastian

Quando Andy Fleming si presenta nella redazione del “Chronicle” di New York per imparare il mestiere, Nick Russo è deciso a non farselo piacere. Proveniente da un quartiere malfamato di Brooklyn, Nick si è fatto strada fino a diventare giornalista. Andy è l’erede di un impero editoriale, ma non ha mai lavorato in vita sua e un giorno sarà il capo di Nick. Solo che Nick non può fare a meno di tirare continuamente Andy fuori dai guai. La loro improbabile amicizia si trasforma presto in un sentimento che nessuno dei due vuole ignorare. Ma questa relazione segreta resisterà anche alla luce del sole? Solo se entrambi saranno disposti a lottare per ciò che vogliono veramente: un futuro insieme.


L’amore queer a New York, fine anni Cinquanta

Quello che mi ha attirata, quando ho deciso di acquistare questo romanzo, è stata la sua ambientazione: la storia inizia nel marzo del 1958, a New York, nella redazione di un quotidiano progressista.

La scelta dell’ambientazione non è casuale: a spiegarcelo è proprio l’autrice, in una nota, in cui svela quali eventi storici comparsi nel libro sono reali e quali modifiche si è concessa. Un dettaglio nato dall’esigenza di dimostrare che “la diffusa convizione che negli anni Cinquanta non si parlasse di queerness (…) se non per disprezzarla” sia in realtà errata.

Mi piacerebbe dire che so tutto sul mondo del giornalismo odierno, e che quindi sarebbe stato davvero interessante fare un confronto con il passato proposto dall’autrice, ma come al solito sarò sincera, e vi dico subito che non è così: il giornalismo mi affascina, ma sono una absolute beginner in questo campo. Come tale, però, non vedevo l’ora di ritrovarmi in una redazione un po’ polverosa, in cui convivono figure di classi sociali molto diverse.

Nick e Andy: different worlds in uno spazio ristretto

Un po’ come Nick Russo, il primo con cui facciamo conoscenza, che sembra essere troppo impegnato a lamentarsi del suo nuovo collega barra figlio del capo per preoccuparsi di fare una buona impressione con noi: ecco, se la trama mi aveva attirata, l’incipit è stato il colpo di grazia, ed è così che mi sono ritrovata a non voler lasciare il divano prima arrivare alla fine della storia.

Nick Russo potrebbe riempirci l’edizione della domenica, con un elenco di validi motivi per i quali non dovrebbe sopportare Andy Fleming.”

Ruberò la scena al nostro Nick, per farvi un rapido riassunto di come appare – o com’è, starà a voi giudicare – Andy all’inizio di questo romanzo. Una sorta di nemesi, che resta tale per il tempo di lettura di un articolo su un quotidiano. Andy, ormai lo sanno anche i sassi, è il figlio del capo, e si occupa di cronaca locale, senza aver mai fatto nulla per meritarselo. Senza aver mai fatto nulla, probabilmente, visto che non sa battere a macchina e tifa per i Red Sox (qualunque cosa significhi, n.d.r.).

Arrossisce e si mangia le unghie in continuazione, e immagino che spesso queste due caratteristiche vadano a braccetto. Insomma, per farla breve, è un cucciolo che non vedreste l’ora di adottare. Dobbiamo solo lasciare il tempo a Nick di capire quello che a noi è stato chiaro dal primo secondo e mezzo. Non vi preoccupate: Nick è sveglio, e potevate immaginarlo, visto che qui nessuno ha parlato di hate to love.

Doppio pov: il fascino dei friends to lovers

I romanzi a doppio pov sono sempre un po’ rischiosi: che ci importa di sentirci raccontare le stesse cose da due personaggi diversi? A noi lettorə non interessa la verità: vogliamo convincerci di qualcosa, serbare rancore verso personaggi che non lo meritano affatto, o essere perdutamente innamoratə di chi in realtà ci sta ingannando. I romance, generalmente, sono basati proprio sulle incomprensioni.

Ma quando un autorə, proprio come Cat Sebastian, riesce a dosare perfettamente i due punti di vista, consegnandoci non uno, ma due sguardi sulla realtà che circonda i nostri protagonisti, allora ecco che il rischio si azzera e l’esperienza di lettura assume un altro significato: siamo tuttə diversə, le nostre menti ragionano seguendo binari differenti e sono spesso guidate da paure e ricordi che abbiamo archiviato e su cui abbiamo costruito le nostre personalità.

Attraverso il racconto e le parole di Nick e Andy non vediamo solo l’altro, ma tutto ciò che c’è intorno, le famiglie, gli amici, ed è proprio questa la ragione per cui, alla fine, ci sembrerà di essere entratə in una grande famiglia.

Un libro sulla fiducia

Durante la lettura mi sono chiesta spesso: fino a che punto possiamo dire che le cose siano davvero migliorate, per le persone queer, da ciò che sto leggendo a oggi?

Le cose che saltano agli occhi fanno tirare un sospiro di sollievo: l’omosessualità non ti fa sbattere più in carcere (non qui, almeno) e io, a differenza dei personaggi, non ho alcuna difficoltà a reperire dei romanzi MM in libreria, che posso esibire (abbastanza) tranquillamente anche in pubblico.

Ma We could be so good è soprattutto un libro sulla fiducia in chi ci sta intorno. La domanda che aleggia nell’aria, la spada di Damocle sulle loro teste è: cosa penserebbe di me questa persona, se scoprisse come sono in realtà?

Non sono del tutto certa che le cose siano realmente cambiate, nel mondo che viviamo. Anzi, temo di vivere un po’ in una bolla, in cui persone queer e non coesistono senza differenze riconosciute. Ma il mondo là fuori, purtroppo, ha ancora tanta strada da fare.

Dobbiamo ricordarci che siamo sempre noi a dover fare il primo passo, nel nostro piccolo: essere persone inclusive, ma inclusive davvero, persone per cui gli altri abbiano un valore a sé che non è assolutamente intaccato da come si definiscono o di chi siano innamorati. Finché tuttə non si sentiranno finalmente a loro agio, come meritano.

5.0 out of 5.0 stars

Simona

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