Buongiorno, readers! Mi mancava tantissimo intervistare qualcuna delle mie autrici preferite, e quale momento migliore per non ricominciare se non questo? Un mese fa è uscito il terzo e ultimo volume della serie Noona, di Barbara Ottani, e io ho divorato ogni pagina. Pront* a scoprire tutto quello che c’è da sapere su di lei e sul suo Caccia alla volpe?
- Barbara Ottani e il suo Caccia alla volpe
- Chi sei professionalmente e come ti racconteresti oggi?
- Come nasce una nuova storia quando scrivi un romanzo?
- Da dove nasce la serie di Noona?
- C’è un personaggio a cui sei più legata?
- Quale personaggio ti ha fatto tornare a Noona?
- Cos’ha spinto il cambio verso un terzo POV?
- Quali consigli daresti a chi sceglie il self publishing?
- Che ruolo ha la musica, e il K-pop, nella tua vita?
Barbara Ottani e il suo Caccia alla volpe
Bolognese, ma romagnola di adozione, dopo il diploma come dirigente di comunità si iscrive a Beni Culturali e si laurea in Egittologia. Nella vita reale, racconta, passa anni di vagabondaggi tra scavi archeologici e cocci polverosi. In quella immaginaria, esplora mondi e inventa storie.
Per fortuna, a un certo punto esordisce con Puoi chiamarmi Noona, che diventa subito una delle mie ossessioni letterarie.
Chi sei professionalmente e come ti racconteresti oggi?
Ciao, Barbara! Ti ringrazio per esserti prestata a questo fuoco incrociato di domande, mascherato da intervista. Sui social abbiamo imparato a conoscere diversi lati di te. Come ti descrivesti, dal punto di vista “professionale”?
Sono una scrittrice (e editor) “per caso”: non era mai stato il mio sogno nel cassetto. Ho iniziato a scrivere per caso, in un momento in cui ne sentivo il bisogno (spoiler: il bisogno non se ne è andato) e ho scoperto che la scrittura mi rendeva felice in un modo in cui l’archeologia non riusciva – anche se resta il mio primo amore.
Così ho continuato, ho studiato per migliorare e per diventare editor e ho costruito, parola dopo parola, la mia dimensione. Anche il fatto che scriva romance è stato “un caso”, i miei amici si aspettavano un esordio fantasy o horror (che comunque sto scrivendo).
Come nasce una nuova storia quando scrivi un romanzo?
Parliamo delle tue abitudini di scrittura: come ti organizzi quando devi affrontare un nuovo romanzo? Parti da una trama già definita o crei i personaggi e lasci decidere a loro dove portarti?
Un misto di entrambi. Di solito ho un personaggio che DEVE raccontarmi i fatti suoi, quindi scrivo la prima scena che mi racconta. Da lì cerco di scoprire chi è, capire i temi, chi sono gli altri personaggi, cosa vogliono e progettare la trama. Di solito fisso alcuni punti cruciali e per il resto tocca scoprire che succede. I miei personaggi mentono sempre (e non solo a me 😀 ).
Da dove nasce la serie di Noona?
Come sai, sono molto affezionata a Noona, in ogni suo volume. Da dove nasce questa serie di libri? Hai sempre pensato a una trilogia o è stata una decisione che hai sviluppato con il tempo?
Ah! Nasce dal mio bisogno di guardare da fuori quella che è stata una mia relazione passata. Era più facile appiopparla a una sconosciuta (Virginia) che doveva affrontare qualcosa a me del tutto estraneo (non ho in programma di sbattere per caso contro un idol. È successo, dopo che ho pubblicato il volume 1, ma niente colpi di fulmine).
All’inizio non doveva nemmeno essere un libro, doveva rimanere sul mio Drive, ma continuavo a scrivere e scrivere e dicevo: vediamo che ne pensano degli sconosciuti, mi sembra stia venendo benino (?). E così mi hanno spinto a pubblicare. Pensa che il primo volume, in origine, erano Noona e L’Eco insieme.
Poi ce n’erano due: Blooming in Blue (una palla assurda che ho tagliato: raccontava in modo molto noioso i primi 10 capitoli di Caccia alla Volpe) e Hunting the Fox, che è poi diventato Caccia alla Volpe. La divisione è venuta in modo molto naturale: a un certo punto ho “sentito” che l’arco narrativo era finito e dovevo cambiare libro. In revisione ha acquisito tutto senso.
Quanto è stato complesso dare voce a tutti i personaggi di Noona?
Nella sezione ringraziamenti del primo volume, Puoi chiamarmi Noona, racconti che Minjun ha sgomitato per diventare il protagonista e – possiamo dirlo? – prendersi la ragazza. Questo piccolo dettaglio mi è rimasto in testa e ora non posso fare a meno di chiederti: è stato complicato gestire così tanti personaggi, mantenendo le differenze tra ciascuno di loro?
Tornassi indietro, lasceresti indietro qualcuno? (Naturalmente faccio questa domanda perché Noona è una serie conclusa e sono certa che tu non possa spezzarmi il cuore)
È stato complicatissimo. Non tanto a livello tecnico (lo è), ma a livello di caos: i personaggi mi “raccontano” i loro punti di vista e spesso bussano alla mia coscienza con pareri non richiesti facendo una gran confusione. Nei prossimi progetti ho ancora più personaggi (sigh). Tornassi indietro… no, non taglierei nessun personaggio: nella prima revisione ho tagliato quelli inutili e quelli che ho lasciato mi servivano tutti.
Cosa ti ha spinta a mescolare romance e thriller in Noona?
Io amo i romance, molto probabilmente avrei amato Noonaanche senza la parte thriller che si insinua sempre di più tra le sue pagine, ma sono convinta che sia proprio quell’aspetto ad averlo reso così speciale.
È stato il tuo amore per i due generi letterari a farti decidere di metterli insieme o dobbiamo considerarla più un’urgenza di far luce su un fenomeno, quello dei sasaeng, che merita più spazio?
Entrambe le cose! Da k-pop stan, il fenomeno sasaeng mi ha colpita molto. Più scrivevo, più mi rendevo conto che se da una parte mi inquietava, dall’altro mi affascinava anche. Volevo capire cosa potesse spingere una persona a sviluppare un interesse così morboso per uno sconosciuto.
E non parliamo di “ragazzine” – che di solito è una scusa anche un po’ dispregiativa usata erroneamente – parliamo di persone (uomini e donne) adulte, anche di 30, 40, 50 anni. Io ne ho scelta una giovane ma poteva essere anche più grande. Questa curiosità ha portato naturalmente all’inserimento del thriller nella trama.
C’è un personaggio a cui sei più legata?
Ho resistito abbastanza da avere la coscienza pulita, quindi ora mi butto: chi è il tuo personaggio preferito, tra tutti quanti?
Cavolo, che domanda difficile! Ho sempre pensato fosse Seulgi, per molti motivi, ma in realtà è Junho. Nel suo sembrare fuori di testa è il più centrato di tutti e nonostante i suoi demoni (ne ha tanti) è l’Amico con la maiuscola: ti dice chiaro e tondo se stai facendo quella che secondo lui è una cazzata, e al tempo stesso accetta sia qualcosa contro cui devi sbattere. Lui sarà lì ad aiutarti a rimetterti insieme.
Quale personaggio ti ha fatto tornare a Noona?
Ce n’è invece uno che avresti voluto sviluppare di più? So che stai lavorando su uno spin-off, cosa ti ha portata a regalarci (grazie!) ancora un pezzo di storia?
Tutti? Tutti loro hanno una storia che conosco bene, ma non tutti ne hanno una raccontabile. Baek ce l’ha, ed è uno dei motivi per cui si è tenuto un po’ distante dagli eventi di Noona. La storia con Anna si è presentata in modo naturale, ma non sarà “tranquilla”. C’è un altro SRJ che è rimasto molto “scottato” dagli eventi di Noona e che ha una storia da raccontarmi…
Cos’ha spinto il cambio verso un terzo POV?
In questo terzo libro c’è una grossa differenza rispetto ai primi due: l’inserimento del terzo pov, che mi ha resa la persona più felice del mondo. Anche se vorrei davvero credere che tu lo abbia fatto per rendere felice me, qual è la ragione che ti ha spinta verso questo cambio di rotta?
In origine, Noona era multi POV, poi li ho ridotti a quelli dei due protagonisti perché erano sufficienti a sviluppare la trama. Nel terzo libro, però, loro non bastavano. Come ho detto: i miei personaggi mentono. Il terzo POV serviva a mostrare eventi che Minjun e Virginia avrebbero narrato in modo troppo distorto. Inoltre, il personaggio in questione aveva un ruolo abbastanza centrale.
Quali consigli daresti a chi sceglie il self publishing?
La serie Noona è uscita in self publishing e tu, in quanto editor, hai avuto la possibilità di confrontarti con tante persone che hanno preso questa decisione. Che consigli daresti ad altr* autor* che scelgono la stessa strada?
Di crederci e non sentirsi autori di serie B. Io lo scelsi perché avevo bisogno di avere il controllo sulla pubblicazione, e perché non mi sentivo “abbastanza” per una CE, neanche piccolina. In retrospettiva, non è vero: non per farmi i complimenti da sola, ma qualitativamente non ha niente da invidiare ai libri che escono con le CE, anzi.
È vero, però, che ha un target di pubblico di nicchia, all’interno dei lettori romance, e questo forse lo rende meno adatto a livello di estensione di mercato, ma non è certo la qualità. Andare in self mi ha permesso di sperimentare e non attenermi strettamente alle richieste di mercato e sono felice di averlo scelto.
Che ruolo ha la musica, e il K-pop, nella tua vita?
Prima di lasciarti andare, vorrei porti un’ultima domanda, che riguarda la musica. Come ben sanno le persone che hanno letto i tuoi romanzi, la musica è una parte fondamentale del “pacchetto Noona”: il protagonista è un k-pop idol e ogni capitolo si apre con una canzone. Che peso ha la musica nella tua vita? Come è nato il tuo amore per il k-pop?
La musica ha tantissimo peso. È una compagnia costante, in qualche modo ci sbatto in continuazione (un tempo suonavo, ballavo e quasi tutti i miei ex sono musicisti, manco li avessi trovati col lanternino), e spesso mi salta in testa una canzone a “corredo” di un evento che sto vivendo in presa diretta (la mia testa vive nel Moulin Rouge).
L’amore per il k-pop è nato totalmente per caso: stavo studiando e avevo una playlist di YouTube in sottofondo. All’improvviso è partita “Love Scenario” degli iKon e sono rimasta fulminata. Poi quando ho sentito Fake Love dei BTS, anche se non capivo le parole, l’ho sentita così mia che sono caduta nel tunnel e non ne sono uscita più.
Fa ridere perché nonostante la musica sia una costante, io sono quel tipo di persona che non ricorda né titoli né cantanti, invece col k-pop per la prima volta ho appeso un poster di un gruppo musicale in camera.
Grazie per essere arrivat* fin qui, readers! E grazie a te, Barbara, per averci regalato così tanto. Spero che questa intervista avvicinerà a Noona tant* nuov* lettor*, che non dubito svilupperanno una dipendenza da SRJ come me.
