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Buongiorno reader, come state? Oggi torno a parlarvi di una serie che ormai mi vive sotto pelle, e lo faccio con il quinto volume: Fuoco & Zolfo – Redenzione di Nikole Knight. Se Rivelazioni era scoperta, se Sacrificio era costruzione, se Illusione era promessa, se Tradimento era maturità… Redenzione è rottura. Un urban fantasy MM che qui abbandona quasi del tutto la comfort zone romantica per abbracciare guerra, politica, manipolazione e perdita.

Redenzione: Fuoco & Zolfo 5 di Nikole Knight : un MMM/M urban fantasy che amo alla follia!

Riley è scomparso e ora tocca ai suoi angeli ritrovarlo.

Con l’aiuto dei loro alleati, Gideon, Jai e Noel lottano per ritrovare il pezzo mancante della loro famiglia e dei loro cuori prima di perderlo per sempre. Regni crolleranno e mondi bruceranno perché questi angeli non si fermeranno finché non lo riavranno indietro.

Tuttavia, per Riley, il tempo stringe.

Intrappolato nel regno maledetto, Riley Shepard si ritrova in balia dei Sette. Senza amici e senza speranza, si sforza di sopravvivere agli orrori dell’Inferno mentre combatte l’inevitabile attrazione verso l’oscurità che risiede dentro di lui. Nonostante ciò, in un modo o nell’altro, dovrà affrontare i suoi demoni o morire provandoci.

Se solo la morte fosse così facile.



A ogni battito stonato del proprio cuore il suo panico cresceva, e dovette asciugarsi il sudore che gli imperlava la fronte con il dorso della mano.

Urban fantasy MM: quando la guerra smette di essere sfondo

Nei primi volumi la guerra restava sullo sfondo, una tensione costante ma distante; qui invece diventa il centro, il cuore oscuro che muove ogni cosa. E si sente. Si sente perché Nikole Knight non alleggerisce, non protegge il lettore, non inserisce scorciatoie emotive: lascia che tutto accada davanti ai nostri occhi, senza filtri, senza ammorbidire gli spigoli.

Il conflitto smette di essere semplice lotta tra fazioni e diventa qualcosa di più complesso, più sfumato, quasi dolorosamente reale. I confini tra giusto e sbagliato si confondono, le certezze si incrinano, e ti ritrovi a capire che ogni scelta ha un prezzo. A volte fare la cosa “giusta” significa comunque ferire qualcuno. Ed è proprio questa ambiguità, così scomoda e così umana, ad avermi colpita nel profondo, perché rende tutto più intenso, più adulto, più difficile da ignorare.

La dualità etica tra bene e male qui sembra arrivare al culmine: cambia di libro in libro, si trasforma, si sfalda, quasi fosse anch’essa un personaggio in crescita, che matura insieme ai protagonisti e ci costringe a maturare con loro.

Riley: da anima fragile a simbolo di resistenza

All’inizio volevo solo abbracciare Riley e proteggerlo dal mondo, come si fa con qualcosa di fragile e prezioso; qui invece ho dovuto guardarlo attraversare l’inferno e restare in piedi. La sua prigionia è dura, sì, ma quello che mi ha spezzata davvero non è stata la violenza: è stato capire che non era più solo un ragazzo ferito, ma una pedina, un’arma nelle mani di altri. Usato. Manipolato. Tirato da entrambe le parti. Eppure, proprio lì, nel punto più basso, qualcosa cambia.

La sua crescita non è più solo emotiva, non riguarda soltanto l’amore o l’appartenenza: diventa consapevolezza, diventa forza. Non è più il bambino cresciuto tra sensi di colpa e punizioni, non è più solo paura. Dentro di lui c’è qualcosa di potente, qualcosa che resiste. E il fatto che non si abbatta, che continui a crescere e a rivendicare il proprio libero arbitrio, è la sua vera rivoluzione.

Non chiede più solo di essere amato. Pretende di avere voce. E per chi lo ha visto partire fragile, pieno di dubbi e di cicatrici invisibili, vederlo arrivare fin qui è stato insieme straziante e meraviglioso. È cresciuto. È cambiato. E io sono cresciuta un po’ con lui. In questo libro mi sono sentita sua amica, una sostenitrice silenziosa che, pagina dopo pagina, faceva il tifo perché non smettesse di credere in sé stesso.

Riley ama incondizionatamente: non si aspetta nulla in cambio. È uno dei tratti più distintivi e potenti del suo personaggio e, nonostante siamo arrivati al quinto volume, continua a insegnarmi moltissimo.

«Quando penserai di essere perduto per sempre, loro ti riporteranno a casa. Perché l’amore è più forte dell’odio. La luce è più forte dell’oscurità. Ma devi lottare per essa.»

Found family sotto assedio

Jai, Noel e Gideon qui non sono più soltanto il rifugio caldo in cui Riley poteva sentirsi al sicuro. Sono crepe, sono dolore, sono perdita. Li vediamo affrontare cosa significa quando la persona che è diventata casa ti viene strappata via, e quella sicurezza costruita libro dopo libro si incrina.

La found family che mi aveva fatto sciogliere nel primo volume qui cresce, si sporca, diventa più consapevole: non è più solo protezione, è scelta. È restare anche quando fa male. In mezzo a questa devastazione, la dimensione queer non è mai decorazione, non è mai qualcosa da sottolineare con l’evidenziatore: è identità viva, è modo di stare al mondo.

L’autrice non addolcisce la guerra, non usa l’amore per renderla più digeribile. Al contrario, lo trasforma in una forza in più, qualcosa che non salva magicamente, ma sostiene, potenzia, tiene in piedi quando tutto crolla. È come se l’amore diventasse energia, una spinta silenziosa che permette ai personaggi di non spezzarsi del tutto.

Gideon, in particolare, viene trattato con una delicatezza che ho amato profondamente: la sua asessualità non è un ostacolo da superare, non è un conflitto da risolvere, ma una verità da accogliere. Non c’è correzione, non c’è pressione, non c’è bisogno di “cambiare” per essere abbastanza. C’è rispetto. E l’intimità si sposta su un piano più profondo, dove conta il restare, lo scegliersi ogni giorno, il toccarsi nell’anima prima che nel corpo. Ed è lì che questa famiglia, pur ferita, dimostra di essere più forte che mai.

Il confronto tra la relazione di Riley con Jai, Noel e Gideon e quella di Uriel con i suoi Legati offre una rappresentazione del poliamore incredibilmente sincera e profondamente soggettiva, diversa per ogni legame. La gelosia, il dubbio e la paura non vengono negati né giudicati: esistono, ed è naturale che esistano. A fare la differenza sono la comunicazione, l’onestà emotiva, il coraggio di dire la verità anche quando è scomoda. È lì che queste relazioni trovano il loro equilibrio: non nell’assenza di sentimenti difficili, ma nel modo in cui vengono attraversati insieme.

Una frattura narrativa potente: trauma e crescita

Questo è il primo volume in cui la struttura si fa più marcata, più divisa, quasi tagliente. Non mi aspettavo un cambio così forte, così intenso, così potente. Nikole Knight mi ha smosso la terra sotto i piedi, e l’ho sentito. La storia si apre su chi resta, poi ci trascina dove fa più male e infine prova, con fatica, a ricomporre ciò che è stato spezzato. È una scelta netta, che si percepisce chiaramente. A tratti l’ho trovata pesante, perché emotivamente lo è davvero, e ho rallentato, mi sono fermata, ho avuto bisogno di respirare. Eppure è proprio questa frattura a essere rimasta impressa in me, così viva, così radicata nella memoria.


«Tu sei ciò di cui ha bisogno,» aveva detto Jai. «Il resto non importa. Puoi amarlo, Gid, anche se non lo desideri.»

Lo stile dell’autrice resta inconfondibilmente magnetico, ma qui si fa più oscuro, più crudo. Il trauma, la manipolazione, la perdita di libertà emergono con una forza che non lascia spazio alla leggerezza. Non c’è protezione, non c’è filtro. Riley cambia perché attraversa l’inferno, e quel cambiamento non è immediato, non è semplice: è doloroso, lento, reale. E in qualche modo cambiamo anche noi con lui, pagina dopo pagina, mentre impariamo che crescere a volte significa sopravvivere e scegliere di non spezzarsi.

In conclusione

Redenzione è il volume più oscuro e più maturo della serie, quello che mi ha fatto più male ma che mi ha anche mostrato quanto Riley sia cresciuto, quanto sia diventato forte. Non è una lettura confortevole, ma è vera, intensa, necessaria.

Ho sofferto con loro, mi sono fermata, ho respirato, eppure non riuscivo a staccarmi. Con un solo libro rimasto so che nulla sarà più come prima, e questa consapevolezza fa paura ma anche speranza. Consiglio questa lettura a chi ama gli urban fantasy MM profondi, emotivi e queer, a chi cerca storie che parlano di crescita, identità e scelte difficili. Perché tra fuoco e zolfo, qui, si impara davvero cosa significa restare.

4.8 out of 5.0 stars

Clara!

Informazioni sull'autore

Ho aperto Dreamage Blog nel 2017! Sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere! Lavoro come Content creator e Copywriter, se cercate una mano a gestire i vostri profili contattatemi!

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