Buongiorno readers! Dopo Paladin, Onley James torna con Rogue, secondo volume della serie ” I ragazzi di Jericho”, e alza decisamente l’intensità. Se il primo libro offriva una storia intensa ma con un certo equilibrio emotivo, qui il tono si fa più cupo e destabilizzante. Un dark romance MM che non cerca di piacere a tutti, ma che punta dritto a lasciare il segno. Pronti a parlarne insieme?
- Rogue (I ragazzi di Jericho Vol. 2) di Onley James: Quel secondo volume che non ti aspetti?
- Dark romance MM crudo e destabilizzante
- Strangers to lovers: due personaggi con un trauma
- Found family e dinamiche relazionali dei ragazzi di Jericho
- Scrittura scorrevole
- Trauma, violenza e giustizia: qui si va oltre
- Vale la pena continuare la serie Jericho’s Boys?
Rogue (I ragazzi di Jericho Vol. 2) di Onley James: Quel secondo volume che non ti aspetti?
L’esistenza stessa di Levi Akira è tutt’altro che ideale. La dipendenza della madre consuma sia la vita della donna che la sua, la posizione accademica che occupa sta crollando e il minimarket in cui lavora è un bersaglio costante di rapine spietate.
In mezzo a questo caos, Levi trova conforto solo in tre cose: il suo affiatato gruppo di amici, la capacità di proteggere il proprio quartiere come uno dei “ragazzi di Jericho” e la possibilità di giocare in streaming al suo videogioco preferito; lì assume il ruolo di Rogue, un eroe che infrange le regole per il bene comune.
La speranza di Shiloh Mizrahi è praticamente svanita. Ha un fratello ingiustamente imprigionato e l’altro che non solo si è rivelato un sadico burattinaio, ma rappresenta il suo personale tormento quotidiano. La sua ultima richiesta? Shiloh deve avvicinarsi a Levi a ogni costo.
Così, nel bel mezzo di un qualsiasi normale turno di notte, il mondo di Levi viene sconvolto da uno sconosciuto accattivante e terrorizzato che appare davanti ai suoi occhi brandendo un’arma e affermando di essere stato costretto a ucciderlo dal fratello. Levi, indeciso tra l’autoconservazione e un’istintiva avversione a fare del male a quel ragazzo evidentemente vulnerabile, sceglie di correre un rischio audace e lo bacia. Poi, in un lampo, il ragazzo scompare nella notte lasciandolo perseguitato dal suo ricordo.
Spinti da qualcosa di incrollabile, il cammino di Levi si incrocia ancora una volta con quello di Shiloh, accendendo un legame passionale che rifiuta di spegnersi. Shiloh però nasconde un labirinto di segreti e si dimostra costantemente diviso tra lealtà e desiderio.
Con la libertà del fratello in bilico, riusciranno Levi e Shiloh a percorrere la strada insidiosa per stare insieme o Levi rimarrà per sempre un eroe confinato nel mondo online?
Dark romance MM crudo e destabilizzante
Rogue si inserisce perfettamente nel filone dark romance dell’autrice, ma lo fa puntando molto più sull’instabilità emotiva che sull’equilibrio tra luce e ombra. Trovo questa scelta molto interessante, soprattutto considerando la serie I Mali Necessari, che si focalizza molto sull’attrattività a imprinting istintuale.
Qui non ci sono veri momenti di tregua: la tensione resta costante e accompagna tutta la narrazione. Anche quando i personaggi sembrano avvicinarsi, c’è sempre qualcosa che li riporta indietro, rendendo il loro percorso irregolare e imprevedibile. È un continuo sali e scendi, e proprio la costruzione dei protagonisti è ciò che mi ha incuriosito di più.
È una storia che si muove su un terreno fragile, dove ogni passo può diventare uno scivolone. Eppure riesce a scorrere con fluidità, coinvolgendo il lettore e scavando nel dolore e nell’insicurezza.
Strangers to lovers: due personaggi con un trauma
L’incontro tra i protagonisti non segue dinamiche romantiche tradizionali, ma nasce da un riconoscimento silenzioso e quasi istintivo. Non si tratta di “completarsi”, ma di riconoscere nell’altro qualcosa di familiare, anche quando questo qualcosa è dolore. Mi è piaciuto molto questo elemento di unione: mi ha fatto riflettere sul valore di sentirsi compresi e mai messi da parte.
Cercò di sorridere, ma all’improvviso si sentiva troppo esposto. L’asprezza dello sguardo di Shiloh si attenuò. Il simile aveva riconosciuto il simile. Chiunque avesse sofferto per mano di un altro capiva che l’umorismo acido e le battute pungenti divoravano gli orrori subiti, abbastanza da renderli accettabili perlomeno.
È una connessione che nasce più dalla sopravvivenza che dalla fiducia e, proprio per questo, risulta meno immediata ma più credibile nel contesto della storia. L’istinto, su cui l’autrice costruisce spesso le sue relazioni, viene qui esplorato in un clima diverso, all’interno di due vite profondamente segnate.
Found family e dinamiche relazionali dei ragazzi di Jericho
Il gruppo dei Jericho’s Boys continua a fare da sfondo alla narrazione, mantenendo quella dimensione di legame che unisce i personaggi anche nei momenti più complessi. Tuttavia, in questo volume le interazioni risultano più frammentate: ognuno resta chiuso nel proprio vissuto, e questo si riflette anche nei rapporti interni al gruppo.
La sensazione è quella di una rete presente, ma meno “protettiva”, che lascia più spazio alle dinamiche individuali. In questo caso l’ho percepita più distante, più concentrata sui protagonisti, pur mantenendo il valore dei legami con i ragazzi di Jericho e con i personaggi de I Mali Necessari.
Apprezzo molto la capacità dell’autrice di creare connessioni e quel senso di found family che si respira nelle sue storie: tutti, in qualche modo, sono pronti a sostenersi e coprirsi le spalle. Non vedo l’ora di leggere di Malachi: mi ha incuriosito tantissimo, soprattutto per il suo legame con Shiloh.
Scrittura scorrevole
Uno degli elementi che funziona meglio è il ritmo narrativo: la lettura procede senza rallentamenti, grazie a una scrittura diretta e ben bilanciata. I capitoli alternano in modo efficace introspezione e azione, evitando di appesantire anche i momenti più carichi emotivamente. Questo rende il libro accessibile anche quando i contenuti diventano più impegnativi.
Trauma, violenza e giustizia: qui si va oltre
In questo capitolo della serie, le tematiche vengono portate a un livello più estremo, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze delle esperienze vissute dai personaggi.
Una cosa che ho apprezzato molto di questo filone narrativo è la presenza di figure professionali che supportano i ragazzi nel loro percorso: trovo sia un messaggio importante. La salute mentale viene spesso trascurata o trattata superficialmente, mentre qui, così come in Paladin, viene accennato il tema della terapia, ed è un aspetto che mi ha colpito positivamente.
La narrazione non cerca soluzioni semplici né percorsi di redenzione immediati: tutto resta complesso, irrisolto, a tratti contraddittorio. Anche il concetto di giustizia si muove su una linea sempre più sottile, lasciando al lettore il compito di interpretare e prendere posizione.
Vale la pena continuare la serie Jericho’s Boys?
Questo secondo volume amplia l’universo della serie, mostrando lati nuovi e meno rassicuranti. È una lettura che richiede maggiore coinvolgimento emotivo e una certa apertura verso dinamiche meno convenzionali.
Nel complesso, rappresenta un passaggio importante nella serie, soprattutto per chi è interessato a esplorarne anche gli aspetti più complessi e meno “comfort”. Consiglio questa lettura a chi ama lo stile dell’autrice e l’elemento dark nelle storie.
4.5 out of 5.0 stars
