📚⌛️: 8 minuti

Buongiorno, readers! Per colpa di questo romanzo e dell’entusiasmo della sua autrice mi sono trasformata nel tipo di persona che ascolta k-pop mentre trascrive le interviste. Lei sarà contenta (spero), così come le due menti dietro al Dreamage blog (di questo sono sicura), mio marito un po’ meno. Che siate o no fan dei sudcoreani che ballano, questo romanzo è così divertente che conquisterà anche voi. E se non è bastata la nostra recensione a convincervi, forse lo farà questa intervista. Cominciamo!

Argomenti

Alessia Peira e le sue Merendine in Corea: tra kpop, kdrama e le canzoni dei BTS

Alessia Peira è nata a Torino, qualche anno fa (l’importante sono gli anni che ti senti dentro). Ha fatto il classico, poi si è iscritta a Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa, passando dalle lingue morte a quelle con un’utilità un po’ più tangibile.

Ha vissuto un anno in Giappone, poi il suo cuore è stato rapito dai k-drama e dal k-pop, come darle torto? Nella sua biografia, leggiamo che “ama tutto quello che non può permettersi e passa il tempo libero a preparare piatti coreani per le amiche, guardare Viki sotto le coperte e progettare romanzi che non finirà mai di scrivere. Tutto sommato poteva andarle peggio”.


Alessia Peira
Alessia Peira

Ciao, Alessia! Benvenuta su Dreamage blog!

Iniziamo in modo soft: il palco è tutto suo. Parlaci un po’ di te, come se non stessi per affrontare un fuoco incrociato di domande a più voci, ecco. (ride)

Grazie a te per l’invito! Sono davvero onorata che tu abbia pensato a me per questa intervista. Che dire? Sono una persona semplice: mi bastano belle storie da leggere o da guardare (meglio se in mezzo ci sono colpi di scena e personaggi ironici) e buon cibo, tutto il resto può aspettare.

Ho cominciato a inventare storie prima di imparare a leggere e scrivere, ci sono diverse agendine di mio padre ricoperte di ghirigori in pennarello rosa a dimostrarlo, e da quel momento non ho mai smesso di sognare il momento in cui una mia storia sarebbe stata pubblicata. Il fatto di esserci riuscita con le Merendine rende tutto ancora più speciale!

Non deve essere stato affatto facile, convivere con cinque ventunenni sempre in testa, pronte a litigare, difendersi e a prendersi in giro a vicenda! Quali sono le tue abitudini di scrittura? Riesci a mettere in riga tutti i personaggi o sono loro a dettare legge?

Vorrei poter dire di essere quel tipo di scrittrice che sa esattamente cosa succederà nella propria storia, che controlla i personaggi e pianifica ogni capitolo. Vorrei essere come Ambra, insomma, o se proprio non c’è alternativa vorrei essere almeno come Cristina, che sa come uscire da certe situazioni, se non altro usando la violenza. Invece, come forse si nota già dal libro, devo ammettere che sono molto più Eleonora: capacità linguistiche accettabili e fortuna sfacciata nell’essere circondata da persone che mi rimettono sulla giusta via.

Le mie abitudini di scrittura sono dettate da amiche che a scadenze regolari mi mandano messaggi minatori del tipo: “Stai scrivendo o devo hackerarti l’account Netflix per farti staccare dai drama?”. Se queste sono le basi per iniziare a scrivere, capirai bene che non posso avere davvero polso fermo nemmeno coi miei personaggi.

Questo autunno è uscito il tuo primo romanzo, Merendine in Corea, edito Mondadori. Congratulazioni! Come ci si sente a essere pubblicate da una grande Casa editrice? 

Ammetto che ancora non ci credo del tutto. Ogni tanto, durante la giornata, mi blocco per un attimo e mi chiedo se non mi sono sognata tutto. Allora vado sul sito Mondadori oppure su Amazon e controllo se c’è davvero il libro. Quando passo davanti a una libreria invece vado a vedere se c’è almeno una copia delle Merendine e se la trovo è sempre un’emozione!

È il primo romanzo che scrivi o hai la casa invasa di quaderni (o, visto che siamo nel 2026, il computer pieno di file di testo?)

Finché ero al liceo erano quaderni, perché avevo questa brutta, brutta (davvero brutta abitudine, non prendetemi da esempio), di andare avanti a scrivere mentre i professori spiegavano. Loro erano convinti che io prendessi appunti, in realtà scrivevo di bei vampiri e draghi. Poi passavo il quaderno alle mie compagne sedute dietro che avevano questa brutta, brutta abitudine di leggere quello che avevo scritto durante l’ora successiva.

Poi sono passata al computer ed è stato il disastro perché ho un’altra terribile abitudine che è salvare il file su cui sto lavorando con nomi a caso, in cartelle a caso, e poi dimenticarmi come e dove l’ho salvato. Ambra disapprova fortissimo, Rebecca e Nell pure e Cristina minaccia ritorsioni. Abbiamo convenuto tempo fa che a scadenze regolari invio a loro il file così almeno una copia è al sicuro e loro possono sempre rimandarmela.

Leggendo la tua biografia, ho scoperto che hai vissuto un anno in Giappone. Dunque il tuo amore per l’Asia non è sbocciato in Corea del Sud! Come ci sei arrivata, e cosa ti ha fatto innamorare di questo Paese e della loro cultura?

E’ vero, il mio amore per la Corea è passato prima dal Giappone: galeotto fu un manga iniziato durante un’estate al mare. Quello è stato l’inizio del mio interesse per la cultura giapponese e poi man mano per il resto dell’Asia Orientale (adesso ho fatto il giro e sto studiando anche il cinese).

Un po’ come succede nel libro, l’inizio del mio amore per la Corea è stata una canzone di un gruppo coreano, i Big Bang, passata da un’amica. Dopo qualche canzone (soprattutto No other, dei Super Junior) il vero colpo di grazia è arrivato coi k-drama: storie che racchiudevano amori, azione e personaggi indimenticabili.

Mi sono subito appassionata al loro stile narrativo e ai temi trattati. Ce n’è veramente per tutti i gusti e apprezzo molto la componente culturale che si portano dietro: non hanno davvero nulla da invidiare alle serie occidentali, sanno cosa fanno e lo dimostrano un successo dopo l’altro. Un’ultima cosa che mi ha conquistato della Corea? Il cibo. Se ancora non l’hai fatto, assaggia qualche piatto coreano, per gli amanti del piccante in particolare è il paradiso.

Parlando di Asia, segui (o meglio stanni) dei gruppi Kpop o anche Jpop? Se si, raccontaci di loro e che influenza hanno avuto nella tua scrittura.

Non ho mai seguito molto il jpop, ma come penso si sia ormai capito il k-pop è un’altra storia. Come detto prima, i Big Bang sono stati un po’ l’inizio di questo mio percorso, per non dire caduta nel baratro, nel mondo della musica coreana e ancora adesso li ascolto e, sì, spero in un loro come back (anche se forse per questo servirebbe davvero un intervento delle Merendine).

Oltre a loro ovviamente ci sono gli immancabili BTS che seguo ormai da quasi dieci anni; il concerto del 21 marzo è stata un’emozione immensa. Anche se i Black Hole non sono basati su di loro, le emozioni delle Merendine davanti ai loro idoli sono esattamente quelle che provano tutti gli Army davanti ai BTS. Infine, anche qui complici delle amiche che li seguono, ho cominciato ad ascoltare gli Stray Kids andando anche al loro concerto di Londra e non mi pento di nulla.

Se dovessi scegliere 5 canzoni per descrivere il tuo libro, quali diresti e perché?

Ah, bella domanda! Beh, comincerei con Friends di V e Jimin per ovvie ragioni: sono entrambe la storia di come nasce un’amicizia e di come va avanti oltre tutti i possibili incidenti di percorso. Poi My Pace degli Stray Kids, perché anche Eleonora deve arrivare a capire che andare avanti al proprio ritmo non è una debolezza ma ciò che rende il suo percorso degno di essere vissuto.

Perfect Night di Le Sserafim e Dumb & Dumber degli iKon invece per le vibes del libro: un gruppo di amiche caotico che ha una missione ma che viene facilmente distratto dallo street food e dai bei coreani. Ultima ma non per importanza, Come Over dei BTS: per me rispecchia perfettamente quello che è stato il k-pop per me “I’m lost, can I come over?“. È esattamente la canzone che le Merendine avrebbero voluto ascoltare nel come back dei loro amati Black Hole.

Da cosa è nata l’idea delle Merendine? Quanto c’è di autobiografico in quello che scrivi?

L’idea è nata mentre andavo in università e ascoltavo, ovviamente, k-pop. Pensavo al fatto che spesso si dice che si dovrebbe scrivere di ciò che si conosce bene e io ero piuttosto demoralizzata perché pensavo “Ma io cosa conosco bene? Niente!

Al massimo conosco i drama, il k-pop… e le mie amiche. K-pop… amiche… amiche che amano il k-pop… ASPETTA!”. E niente, tempo di arrivare in università avevo chiaro in mente tutto lo svolgimento del libro (fatto più unico che raro con me, di solito comincio a scrivere storie sapendo a stento come finire il capitolo).

Quanto c’è di autobiografico? Chiedilo alle Merendine, quelle nella vita reale, che quando leggevano i capitoli nuovi facevano esattamente le stesse battute che il loro personaggio avrebbe fatto nel paragrafo dopo. Ho perso il conto di quante volte mi sono sentita dire “Alessia, esci dalla mia testa, mi stai inquietando“. (La parte della galera però giuro che è inventata).

In questi anni, spesso la scelta di un titolo rispetto a un altro ricade molto sui trope che vengono sviluppati all’interno del romanzo. Quali sono i principali di Merendine in Corea?

Sicuramente quello della found family: è un trope che apprezzo sempre e di cui non mi stanco mai insieme a quello dell’amicizia. Anche se nelle Merendine c’è una componente romance, il focus per me resta quello del rapporto tra di loro e il come il k-pop ha appunto contribuito a creare la loro famiglia caotica e imprevedibile.

Spostiamo ora lo sguardo sulla scrittura altrui. C’è qualche autor* in particolare che ha influenzato la tua scrittura? Quali sono i tuoi preferiti?

Ci sono moltissimi autori che amo e di cui aspetto sempre con ansia nuove opere, davvero difficile citarli tutti. Negli ultimi anni un’autrice con cui ho sentito molta sintonia, soprattutto per il suo stile ironico, è stata Alice Basso: i suoi personaggi hanno sempre quel grado di non convenzionalità che li rende unici e me li fa amare.

Passando al genere fantasy, che resta comunque il mio primo amore in campo letterario, adoro Luca Tarenzi e ho amato la saga di Black Friars di Virginia de Winter. Non so, però, dire se davvero mi abbiano influenzata nella scrittura. Quello che cerco di fare quando leggo qualsiasi libro è di trovare quegli spunti e quelle sensazioni che voglio conservare e ricreare. In questo senso ogni aspetto della vita può influenzare la scrittura.

Cosa consiglieresti alle persone che hanno un romanzo nel cassetto e vorrebbero pubblicarlo? 

Sicuramente consiglierei loro di non mollare. Troppo banale? * ride * A parte gli scherzi, l’editoria in questo momento non è un mare facile in cui navigare, quindi so che può essere molto difficile non farsi scoraggiare.

Personalmente sono molto felice di aver trovato un’agenzia che mi abbia preso e si sia occupata di tutti gli aspetti relativi alla pubblicazione. Perciò posso dare questo consiglio: tenete d’occhio le iniziative delle varie agenzie letterarie e partecipate a tutte quelle che potete, a volte basta poco per trovare la persona giusta che creda nel vostro progetto.

Un’ultima domanda, del tutto interessata: che progetti hai per il prossimo futuro? C’è già qualche nuovo romanzo all’orizzonte?

Progetti tanti, cose concrete poche * ride di nuovo * Tornando ai file dispersi di prima, ho il pc invaso da nuove storie e altre non troppo nuove ma comunque inedite. Alcune che riguardano anche le Merendine ma, sssssh, non c’è nulla di definito. L’unica cosa di cui sono certa è che ho ancora tanti personaggi che non vedono l’ora di popolare la mia testa per i prossimi anni!

Grazie per aver risposto a tutte queste domande, Alessia! Il sequestro di persona finisce qui, per ora. A meno che tu non voglia aggiungere qualcosa…

Grazie a te, è stato un piacere rispondere alle tue domande! Io non ho altro da dire, ma le Merendine forse sì.

Rebecca: ”Forza, ragazze, è il momento di brillare. Ele: vai con la frase ad effetto!”
Eleonora: "Cosa?"
Rebecca: "La frase ad effetto: dai, ne avrai qualcuna in almeno cinque lingue diverse"
Ambra: "Io ho duecentoquindici citazioni dei Black Hole per ogni occasione, vanno bene uguale?"
Rebecca: "Ce le facciamo andare bene. Cri, tu fai un calcio rotante, poi ci mettiamo in posa e Nell urla la citazione"
Ornella: "Io non urlo proprio nulla"
Ambra: "Facciamo così: Eleonora legge in coreano la citazione e la teniamo per mano per farle coraggio"
Eleonora: "Preferirei proprio di no"
Cristina: "Preferiresti non parlare in coreano o non farti tenere per mano?"
Eleonora: "Entrambe le cose"
Rebecca: "Ragazze, è il nostro momento! Vogliamo far vedere di cosa siamo capaci?"
Ornella: "La kimchijjigae è pronta, vuoi mangiare adesso o dop..."
Eleonora: "Ma dove è andata?"
Cristina: "Si è già seduta a tavola. REBS E LA FRASE AD EFFETTO?"
Rebecca: "BUON APPETITO A TUTTI!"

Ehm, sì, dicevamo che fanno quello che vogliono…?


Grazie per essere arrivat* fin qui, readers! E grazie ancora a te, Alessia. Spero che quest’intervista permetta a tante altre persone di scoprire il tuo romanzo: io mi sono innamorata di tutte le Merendine, non ho dubbio che conquisteranno tanti altri cuori!

Simona!

Ti potrebbe piacere:

0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x