Buongiorno readers! Oggi vi porto tra le pagine di Hugging the River di Sara Braghin, un romanzo che mescola thriller, romance e denuncia sociale senza lasciare che uno di questi elementi prevalga sugli altri. È una storia che cambia continuamente pelle: quando pensi di aver capito dove vuole portarti, sceglie un’altra strada. Chissà cosa mi avrà colpito in questo viaggio?
- Hugging the river di Sara Braghin: quel libro dark thriller romance che ti stupirà!
- Personaggi così veri da sembrare una band che esiste davvero
- Una storia che cambia genere senza perdere la propria identità
- Il ritmo cresce come una canzone che non riesci più a toglierti dalla testa
- Hockey e musica: il cuore pulsante della storia
- Alla fine tantissima voglia di continuare
Hugging the river di Sara Braghin: quel libro dark thriller romance che ti stupirà!
Iroha Rivera è la figlia adottiva di una leggenda del blues, e con una chitarra in mano sembra invincibile.
Maverick Ward è il suo migliore amico, il suo opposto: batterista, portiere di hockey, logica e tempesta.
Sono nati per salvarsi. Sono cresciuti per sfidarsi. Rischiano di perdersi.
Attorno a loro, tutto cambia: la loro band rock sta per esplodere, una comunità nomade è messa sotto accusa e una scia di omicidi scuote la città. Le vittime vengono trovate allo stesso modo: stuprate, accecate, strangolate. E nessuno vuole davvero la verità. Si preferisce un capro espiatorio.
Quando nella band entra Robin, un cantante nomade, le crepe diventano voragini. Così come quando, nella vita di Iroha, entra Montgomery Walker, il bullo del liceo che un tempo l’ha quasi distrutta, e che le fa capire che anche i mostri, a volte, chiedono aiuto.
Tra un bacio rubato e un’altra vittima trascinata fuori dal fiume, Iroha e Maverick dovranno scegliere se restare spettatori o scendere nel fango.
Perché la musica può salvarti.
Hugging the River è un dark romance new adult. Una storia di sangue, talento, corruzione e desideri proibiti.
Dove tutti hanno qualcosa da perdere e qualcuno… qualcosa da nascondere.
Personaggi così veri da sembrare una band che esiste davvero
Se mi fossi fermata alla copertina, probabilmente non avrei mai letto Hugging the River. Non è il tipo di cover che cattura subito la mia attenzione e, ripensandoci, sono quasi contenta di essermi lasciata sorprendere. Perché quello che ho trovato tra queste pagine è stato molto più di quello che mi aspettavo.
Ho avuto la sensazione di entrare davvero nella quotidianità dei personaggi. Se amate i trope found family, best friends e i morally grey characters, qui troverete personaggi che sembrano continuare a vivere anche quando il libro è chiuso. È una sensazione che mi fa sempre battere il cuore, perché non tutti i romanzi riescono a far uscire i protagonisti dalle pagine, trasformandoli in persone che sembrano esistere oltre il loro ruolo nella storia. Iroha, Maverick, Robin e tutti gli altri non portano semplicemente avanti la trama: hanno una presenza così concreta da farmi dimenticare, a tratti, di avere un libro tra le mani.
Mi è sembrato di assistere alle loro prove, di sedermi accanto a loro mentre prendono decisioni, sbagliano e cercano di rimettere insieme i pezzi. È come quando entri in un gruppo di amici in punta di piedi e, senza quasi accorgertene, a un certo punto qualcuno ti porge una sedia. Ti siedi, li ascolti e finisci per sentirti parte della loro storia. Non c’è mai la sensazione che i legami esistano solo perché la storia lo richiede: sembrano amicizie costruite negli anni, con tutta la complicità, le incomprensioni e il peso che i rapporti veri inevitabilmente si portano dietro.
Anche i protagonisti funzionano proprio perché non cercano di essere eroi. Iroha è impulsiva, fragile e spesso si lascia guidare dalle emozioni. Maverick, invece, affronta tutto cercando di mantenere il controllo, quasi fosse l’unico modo che conosce per proteggere sé stesso e le persone a cui tiene. Robin arriva a mettere in discussione equilibri che sembravano ormai consolidati: è provocatorio, carismatico e apparentemente sicuro di sé, ma dietro quella sicurezza si intravede un bisogno di appartenenza che mi ha fatto empatizzare molto.
Sono personaggi imperfetti, pieni di contraddizioni e proprio per questo incredibilmente umani. Ed è forse questa la qualità che ho apprezzato di più: non mi è sembrato di leggere la loro storia, ma di aver condiviso un piccolo pezzo della loro vita.
Una storia che cambia genere senza perdere la propria identità
Mi piace quando un romanzo cambia pelle senza smettere di essere sé stesso. È una caratteristica che trovo raramente e che riesce a conquistarmi sempre. Qui succede esattamente questo: la storia parte come un dark romance, cresce come un thriller crime, attraversa il mystery e lascia spazio a una forte componente di denuncia sociale. Non c’è mai la sensazione che un genere prevalga sull’altro. Al contrario, convivono e si intrecciano, dando vita a una narrazione che riesce continuamente a sorprendere.
Adoro i libri che rifiutano di essere incasellati. Il romance non diventa mai l’unico centro della storia e il mistero non serve soltanto a creare suspense. Ogni elemento trova il proprio spazio e contribuisce a costruire qualcosa di più grande. Era tanto tempo che una lettura non riusciva a coinvolgermi in questo modo. Probabilmente sarà uno dei miei preferiti, che dite?
Il modo in cui vengono affrontate le tematiche sociali mi ha colpita profondamente. Bullismo, alienazione, razzismo, violenza e discriminazione non sono strumenti per scioccare il lettore o rendere la trama più drammatica, ma fanno parte della quotidianità dei protagonisti e ne influenzano ogni scelta. Ogni tema viene trattato con sensibilità e rispetto, senza mai cadere nella superficialità del nostro tempo. Ogni parola è stata scelta con cura e ogni azione ha un peso preciso. È una scrittura che non si limita a raccontare certe realtà, ma invita a comprenderle. Il lettore ha lo spazio per riflettere senza mai interrompere il ritmo della storia.
Il ritmo cresce come una canzone che non riesci più a toglierti dalla testa
Lo ammetto: con gli slow burn parto sempre un po’ prevenuta. Ho bisogno di trovare presto un punto d’incontro con la storia se no rischio facilmente di perdere interesse.
Questo libro è l’esatto contrario: pensavo di annoiarmi con lo slow burn. Alla fine mi sono ritrovata a leggere un capitolo “solo per vedere come va a finire” e poi boom, ero già a metà libro. All’inizio si prende tutto il tempo del mondo per costruire la band, le dinamiche, i rapporti. ho apprezzato che ogni tassello venga messo al posto giusto per costruire la cornice delle vicende.
È una crescita lenta, quasi sottopelle, che mi ha ricordato una canzone che parte piano: prima senti solo una melodia in lontananza, poi entra il basso, la batteria, la voce e infine ti accorgi che il brano ti è esploso in testa. Sei lì a cantare il ritornello, senza renderti conto che la canzone è ormai finita. Proprio come è successo a fine libro, spingendomi a iniziare anche il secondo volume.
Quando il thriller prende davvero forma, tutto quello che l’autrice aveva costruito nelle prime pagine acquista valore. Le emozioni pesano di più. I colpi di scena funzionano meglio e ogni scelta dei protagonisti diventa ancora più significativa. È uno slow burn che non rallenta la storia, ma la prepara.
Hockey e musica: il cuore pulsante della storia
Ho apprezzato moltissimo la presenza della rock band. La musica non è un semplice sfondo, né un dettaglio estetico inserito per caratterizzare i personaggi. È il linguaggio attraverso cui imparano a conoscersi, a sfogarsi e a raccontarsi quando le parole non bastano. L’elemento musicale è uno di quelli con cui io entro presto in sintonia. La musica è parte delle mie emozioni, della mia vita e una chiara compagna emotica.
Ho avuto spesso la sensazione che la storia avesse una propria colonna sonora. Ogni richiamo musicale sembra aggiungere una nuova traccia alla lettura, come se il romanzo costruisse lentamente una playlist capace di accompagnare il lettore fino all’ultima pagina. È uno di quegli aspetti che continuano a risuonare anche dopo aver chiuso il libro.
Da appassionata di hockey non potevo non soffermarmi sul modo in cui questo sport viene raccontato. Qui non rappresenta soltanto la competizione o il desiderio di vincere, ma diventa uno spazio in cui emergono rabbia, senso di appartenenza, crescita e confronto. Una prospettiva diversa da quella che si incontra spesso negli sport romance, molto più legata ai personaggi che alla performance sportiva.
Alla fine tantissima voglia di continuare
È tutto sospeso tra inquietudine e malinconia. C’è sempre la sensazione che qualcosa stia per cambiare. Sara Braghin sceglie di costruire la tensione poco alla volta, senza mai avere fretta. È un’inquietudine sottile, che accompagna il lettore fino alla fine e rende impossibile abbassare completamente la guardia.
La scrittura è intrigante, sa accompagnare il lettore nelle scene e gli regala prospettive diverse attraverso i punti di vista dei protagonisti. Il finale si chiude con un cliffhanger che non appesantisce la narrazione, ma alimenta la curiosità e apre la porta a tantissime domande. Fate come me e lasciatevi stupire da questa storia, ne vale la pena!
4.5 out of 5.0 stars
