Buongiorno readers! Oggi vi parlo di Pink Game di Aurora Di Perri, un romance MM che mi ha conquistata soprattutto per il modo in cui riesce a raccontare sentimenti, insicurezze e crescita personale senza mai appesantire la narrazione. È stata una lettura che ha avuto bisogno di un po’ di tempo per riuscire a coinvolgermi davvero, ma che, una volta superato lo scoglio iniziale, mi ha regalato emozioni e mi ha permesso di estraniarmi completamente dalla realtà. Pronti a parlarne insieme?
Pink Game di Aurora Di Perri : un romance MM che ti fa staccare
Nolan è tornato a Denver per ricominciare da zero. Peccato che il suo nuovo inizio abbia il volto dell’uomo da cui è fuggito cinque anni prima.
A venticinque anni, Nolan Jonson vive a Detroit accanto a Luke Enderson, celebre giocatore dei Red Wings. La sua sembra una vita perfetta, ma dietro il lusso si nascondono una relazione soffocante, sogni mai inseguiti e la sensazione di aver perso sé stesso.
Quando scopre il tradimento di Luke, Nolan non ha più nulla a trattenerlo: senza un lavoro, senza indipendenza e con una famiglia che gli ha voltato le spalle, accetta di tornare a Denver insieme alla sua migliore amica Carol.
Ad aspettarlo nella casa dei Nelson c’è Josh, fratello maggiore di Carol e capitano dei Colorado Avalanche. Un tempo erano inseparabili, finché un doloroso malinteso non ha spinto Nolan ad allontanarsi senza spiegazioni. Josh non ha mai smesso di sentire la sua mancanza e, ora che lo ha di nuovo accanto, non intende lasciarselo sfuggire una seconda volta.
Tra partite sul ghiaccio, appuntamenti inaspettati e sentimenti impossibili da ignorare, Nolan dovrà imparare a fidarsi di nuovo e a costruire finalmente una vita che gli appartenga. Josh, invece, dovrà trovare il coraggio di riconoscere ciò che prova e dimostrare che il vero amore non rinchiude in una gabbia dorata: offre un posto sicuro in cui tornare.
Friends to lovers: quando i sentimenti hanno bisogno di tempo
Il bello di alcune letture che faccio è che non arrivano subito, ma trovano il loro spazio e, alla fine, riescono comunque a lasciarti qualcosa. Pink Game è una lettura che tocca il trope friends to lovers, uno dei miei preferiti, e che non lo utilizza come semplice espediente per arrivare alla coppia, ma come punto di partenza per una crescita progressiva e reale dei sentimenti. Ho apprezzato la sensazione che tutto dovesse succedere in modo naturale, senza forzature, lasciando a Nolan e Josh il tempo di capire cosa stesse realmente cambiando tra loro.
Devo ammettere, però, che lo slow burn inizialmente non mi ha presa come avrei voluto. È stato probabilmente il mio principale scoglio durante la lettura e mi è dispiaciuto non riuscire a entrare subito nelle dinamiche tra i protagonisti. Con il procedere della storia, però, ho iniziato a comprendere maggiormente la costruzione del loro rapporto e il modo in cui l’autrice ha scelto di accompagnarli verso una maggiore consapevolezza. Ed è proprio questa progressione, alla fine, ad avermi convinta: vedere un sentimento cambiare, crescere e trovare lentamente il proprio spazio.
Crescere significa anche imparare a guardarsi davvero
In questo romanzo parliamo di crescita personale. Non è una crescita improvvisa, né una di quelle trasformazioni che sembrano arrivare semplicemente perché la storia ne ha bisogno. È più imperfetta, fatta di insicurezze, errori, paure e piccoli passi avanti. L’ho percepita come reale e fatta di sfumature, proprio come la nostra vita di tutti i giorni.
L‘insicurezza è un tema che mi tocca sempre particolarmente, perché inevitabilmente mi porta a guardare anche dentro me stessa. Quelle domande che ci facciamo quando pensiamo di non essere abbastanza, quando ci chiediamo se stiamo scegliendo davvero per noi stessi o se stiamo semplicemente cercando di essere ciò che gli altri si aspettano da noi, sono pensieri che possono sembrare molto lontani da un romance, ma che in realtà appartengono alla quotidianità di tantissime persone.
La continua lotta, sempre sul filo del rasoio, tra il «sto facendo la cosa giusta?» e il «farò sentire male l’altro?» è palpabile e rende il percorso dei personaggi facilmente connettibile con quello del lettore. Mi è piaciuto quindi vedere come la crescita non fosse legata soltanto alla relazione, ma anche alla capacità di conoscersi, accettarsi e, soprattutto, iniziare a scegliere per sé.
E se smettessimo di cercare un’etichetta?
È una domanda che mi sono fatta leggendo. Viviamo in una società che sembra avere continuamente bisogno di definire tutto: chi siamo, cosa proviamo, come dovremmo comportarci e persino quale nome dare ai nostri sentimenti.
E proprio per questo ho apprezzato il modo in cui il romanzo lascia spazio anche alla possibilità di non avere subito una risposta. Non tutto deve necessariamente essere definito nel momento stesso in cui lo comprendiamo. A volte può essere semplicemente una questione di accettare quello che sentiamo e concederci il tempo di capirlo.
Siamo abituati a vivere in un mondo fatto di dinamismo, di risposte immediate e di quel «tutto e subito» che sembra ormai essere diventato la normalità. In Pink Game, invece, ho apprezzato questa calma, questo lasciare alle persone il proprio tempo e la possibilità di arrivare alle proprie consapevolezze con i propri ritmi. Troppo spesso ci dimentichiamo che non agiamo tutti nello stesso modo, che non proviamo le cose nello stesso momento e che non possiamo essere veloci tutti alla stessa maniera.
Trovo che, soprattutto quando si parla di identità e orientamento, questa possibilità possa essere quasi una boccata d’aria. Non perché le etichette siano sbagliate o inutili, ma perché non dovrebbero mai diventare una gabbia. A volte abbiamo semplicemente bisogno di tempo per capire chi siamo e cosa proviamo, senza che nessuno ci dica quanto dovremmo metterci per arrivarci.
Nolan, sarcasmo e troppo… rosa 😂
E poi c’è Nolan, che è probabilmente il personaggio a cui mi sono affezionata di più. Il suo sarcasmo, la sua esuberanza e quel modo di essere sempre un po’ sopra le righe mi hanno conquistata abbastanza facilmente. Mi piace quando un personaggio riesce a farmi sorridere, ma allo stesso tempo mi porta a chiedermi cosa ci sia davvero dietro determinati atteggiamenti e con Nolan è successo proprio questo. Perché dietro quella personalità così esplosiva c’è molta più insicurezza e fragilità di quanto voglia lasciar vedere e credo che sia proprio questa contraddizione ad avermelo fatto apprezzare così tanto.
Poi, ovviamente, c’è un piccolo dettaglio sul quale temo che non riusciremo mai ad andare d’accordo: il rosa. Chi mi conosce sa quanto sia difficile scardinare il mio amore per il nero, quindi probabilmente io e Nolan avremmo avuto qualche divergenza di opinioni davanti a un armadio. Ma devo ammettere che, nonostante questo imperdonabile gusto cromatico, mi è piaciuto davvero tanto conoscerlo e vedere come il suo percorso lo portasse a guardarsi con occhi diversi.
Una lettura leggera, ma non superficiale
Un’altra cosa che ho apprezzato molto è la leggerezza della narrazione. Pink Game affronta temi che potrebbero facilmente portare la storia verso una dimensione molto più pesante, ma l’autrice riesce a raccontarli senza appesantire la lettura.
L’ironia, i dialoghi e le dinamiche tra i personaggi permettono alla storia di respirare e, personalmente, è una caratteristica che amo molto ritrovare nei libri. Non ho bisogno che un romanzo sia sempre intenso per riuscire a emozionarmi e trovo bello quando si riesce a parlare di insicurezze, identità, accettazione e crescita senza trasformare ogni momento in un macigno emotivo.
Lo stile di Aurora Di Perri mi è piaciuto: è scorrevole, ironico e riesce a coinvolgere senza far percepire il peso dei temi affrontati. Dopo lo scoglio iniziale mi sono lasciata trasportare sempre di più dalla storia, fino ad arrivare a quella sensazione che cerco sempre in una lettura: riuscire a prendere distanza dalla mia realtà e sentirmi completamente dentro le pagine.
Quindi sì, Pink Game è una lettura che consiglio, soprattutto a chi cerca un romance MM con una buona dose di ironia, un friends to lovers costruito con i suoi tempi e personaggi che hanno ancora qualcosa da imparare su se stessi.
4.0 out of 5.0 stars
