rainbowstories

Rainbowstories 1 – “Who am I?”

Buongiorno readers, oggi voglio inaugurare definitivamente la mia nuova rubrica Rainbowstories, dedicata a tutte quelle stories che con i loro colori riescono a insegnarci qualcosa. Che colori avremo oggi? Che messaggio affronteremo?

Rainbowstories è nata in modo spontaneo durante la quarantena, dal mio desiderio di affrontare argomenti spinosi o che talvolta nessuno affronta, attraverso il simbolo dell’arcobaleno voglio parlare di insegnamenti ricevuti da ciò che vedo o leggo. Sarà una rubrica che potrete leggere due volte al mese, spesso legata a feste importanti.

Vi parlerò di libri, film e serie tv, ma non mancheranno classifiche e interviste. E’ un nuovo format su Dreamage Blog, ancora un po’ sperimentale e a tal proposito vi chiedo di farmi sapere cosa ne pensate in fondo nei commenti!


There’s something wrong in the village
In the village, oh
They stare in the village
In the village, oh
There’s nothing wrong with you

Wrable – The village (2017)

Questo primo articolo di rainbowstories inizia così, parlando di persone che si sono sempre sentite grigie e non si sono mai identificate da quel colore dato dalla società, il rosa per le femmine e l’azzurro per i maschi.

Quante volte li abbiamo detestati?
Perché dovremmo essere o rosa o azzurro, se nel nostro mondo esistono individui diversi?

Perché giudicare chi viene definito con un colore in cui non si identifica e perciò sceglie di cambiare?

Ho sempre saputo quale fosse la differenza tra un transgender o un transessuale, ma guardandomi intorno mi sono resa conto che le persone che mi circondavano non sapevano fare le differenze e con malizia alludeva al solo cambiare sesso.

Ma è davvero così?
No, non lo è.

I due termini già citati non sono sinonimi, bensì si indirizzano ad aree differenti. Il transgender è quell’individuo che non si riconosce nè come maschio nè come femmina, se volgiamo lo sguardo nell’ambito medico/legale/psicologico si intende quella persona che non si è sottoposta ad alcuna operazione per il cambio del genere; questo nome è definito come termine ombrello in grado di raccogliere tutte quelle persone che non si identificano o riconoscono nell’identità e nel ruolo di genere con cui sono nati. Al contrario transessuale è quel termine coniato nel 1949 dal Dottor David Cauldwell e inseguito usato anche comunemente per definire quella persona che non si riconosce nel suo sesso biologico e nella sua identità di genere avuta dalla nascita e sceglie di intraprendere un processo di transizione sia sociale che fisica, quest’ultima per mezzo di medicine e operazioni.

Il primo approccio avuto a questa tematica, che consiglio, è stata la visualizzazione del film Transamerica del 2005 che vede un cliché americano, il road trip, fare da sfondo alla transizione della transessuale Bree che in questo viaggio deve affrontare il suo passato, incontrando il figlio che non sapeva di avere e concepito nell’unico rapporto eterosessuale avuto vent’anni prima. Transamerica ha partecipato a 19 festival, vincendo 6 premi, di cui 3 per la protagonista Huffman, che l’ha vista impegnata nel difficile ruolo di un uomo affetto da GID (disforia di genere, ossia disturbi nell’identità sessuale) che diventa donna. Il regista Tucker, nel suo film d’esordio, ha esordito con la frase “Non è un film su quello che hai sotto la gonna.” per definire la recitazione.

La peculiarità di questo film è la sensibilità mostrata nell’affrontare la tematica, insieme al ritmo, all’attenzione ai particolari e alla fotografia funzionale o alle emozioni che si scatenano nello spettatore si riesce a vivere con disinvoltura le sensazioni forti di chi sceglie di fare la transizione, mostrando quanto difficile possa essere farsi accettare dagli altri.

Nella nostra società odierna il pregiudizio e la critica fanno da padrone, tutto ciò che risulta diverso viene accettato con semplicità. Spesso mi ritrovo a pensare a cosa devono aver passato i transgender per riuscire a conquistare quel poco rispetto che meritano, che forza li ha spinti e incoraggiati? Cosa li rende sbagliati?

Ho scelto la canzone The village di Wrabel per spiegarvi e mostrarvi alcune sfumature delle vite ancor grigie di transgender e transessuali che tentano di affermare la loro identità, nonostante chi li circonda non riesce ad accettarli, in questo caso il villaggio rappresenta tutti e ritengo essere anche la nostra società.

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Rimanendo nel campo cinematografico voglio suggerirvi altri tre film tanto diversi quanto intensi, che toccano la tematica trans.

  • The Danish Girl del 2015 – > è il film tratto dall’omonimo romanzo che concentra l’attenzione sul personaggio di Einar Wegener, celebre pittore paesaggista della Danimarca dei primi anni del ‘900, che inseguito a una coincidenza scopre un nuovo colore di sè, iniziano a vivere due vite diverse e tentando la prima operazione chirurgica della storia finalizzata al cambio di sesso.
  • Boys don’t cry del 1999 – > parla della vita di Brandon Teena che lo vede trasferirsi da Lincoln a Falls City, in Nebraska, e la sua personalità generosa, solare e affascinante verrà compromessa dalla scoperta del suo segreto più intimo – l’essere un ragazzo transgender-. Storia intensa, fatta di menzogne e segreti costretti da un esistenza bersaglio di continue critiche.
  • 3 generations -Una famiglia quasi perfetta del 2015 – > racconta la storia di tre donne newyorkesi appartenenti a tre generazioni differenti della stessa famiglia, e come la trasformazione di una di loro influisca sulle altre. A renderlo d’impatto è la sua sceneggiatura lineare e diretta, riuscendo a mostrare tematiche forti e rendendole comprensive anche ai più titubanti.

Avete visto un film che parla di questa tematica? Cosa vi ha più colpito delle loro sceneggiature? Avete altri titoli da consigliare?


Ma proseguiamo parlando di Rina, bambina di 9 anni transgender che ha guidato molti altri transgender a scegliere la loro felicità e il loro personale colore.

Rina vive nella di Sharon, in Israele, insieme al fratello maggiore e ai suoi genitori e grazie alla maggiore visibilità della comunità Trans del paese anche lei si è fatta avanti, mostrandosi. Per via del suo corpo Rina ha sempre sentito un certo disagio e a 5 anni ha deciso di confessarlo ai propri genitori. Due anni dopo, Rina e la sua famiglia ha scelto di fare coming out a livello sociale e di spogliarsi delle paure dei giudizi, percorrendo tutti insieme la via per dare felicità a quella bambina che non amava quel corpo maschile. «Sentivo di essere nata una ragazza, solo nel corpo di un ragazzo – questa era la sensazione. Vedevo le ragazze e ho capito che ero come loro, ma non sapevo se ciò che sentivo potesse esistere.» ha spiegato così il suo disagio.

Perché la sua storia è tanto importante nel mondo Trans?

L’appoggio della famiglia è una fonte di sostegno per chi prova un disagio simile e sapere di essere accettato e supportato lo renderà più forte nell’affrontare gli ostacoli futuri.

Essere capiti, confortati e supportati nella nostra vita ci rende migliori, caldi e fiduciosi della nostra vita.

Rina, ad esempio, ha partecipato a diversi pride insieme alla propria famiglia, supportata anche dai nonni che per l’amore della nipote sono scesi in piazza anche contro le affermazioni del ministro dell’istruzione israeliano.

Oltre ciò la sua storia ci rende più coscienziosi della realtà e della grande importanza nel portare avanti campagne di informazione corretta in scuole e convegni, perché la maggiore discussione spinge le persone a interessarsi al tema, e a trattarlo senza pregiudizi, migliorandone quindi anche la percezione.


Arriviamo ora a parlare di transessualità o transgender a livello psicologico, devo però far chiarezza su un concetto che in molti continuano a credere e parlare.

Essere transgender non è una malattia mentale.

Per chi avesse ancora dubbi, dovrebbe fare i conti con la scienza, poiché nel giugno del 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente stralciato la disforia di genere dalle patologie mentali, inserendo successivamente la condizione transgender tra i fattori relativi alla salute sessuale.  E nel maggio 2019 gli stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 194 sui 196 riconosciuti generalmente in tutto il mondo, hanno deciso di adottare l’ICD-11 (la nuova versione del manuale di classificazione delle malattie) nell’assemblea dell’Oms che nel 2022 diventerà effettivo. L’OMS dichiara: “È ormai chiaro che non si tratta di una malattia mentale e classificarla come tale può causare un’enorme stigmatizzazione per le persone”.


Risulta evidente che siamo costantemente immersi, sin dalla nascita, in una realtà fatta di stereotipi e pregiudizi legati all’appartenenza di genere. Possiamo dire che il genere ci precede, nasce prima di noi. Basti pensare alle domande che facciamo a una donna incinta: “Che sesso ha il feto?”, “E’ maschio o femmina?” – io voglio aggiungere un’altro elemento: “gli regaliamo qualcosa di rosa o qualcosa di azzurro? O forse gli regaliamo qualcosa di verde?”- o a tutti gli altri elementi che sono tipici del bambino/a come il nome, i colori della stanza, i giochi e per non parlare delle aspettative e fantasie che un genitore si costruisce sul pargolo in arrivo. Sebbene nella maggioranza dei casi le persone non provano disagio nel vivere in uno spazio edificato da altri e tramandato socialmente di generazione in generazione, vi sono, però, alcuni casi in cui può capitare che ci si senta profondamente e dolorosamente scomodi con quel corpo così lontano dal nostro io, inserito in quello spazio sociale.

Proprio legato a questo argomento, voglio lasciarvi alcuni consigli di lettura per chi preferisce i libri ai film.

  • VOLEVO ESSERE LA TUA RAGAZZA DI Meredith Russo –> permette al lettore di immergersi in un mondo fatto di paure, drammi ed enormi difficoltà della protagonista che nella sua vita adolescenziale cela un segreto importante e solo mantenendo le distanze può proteggersi.
  • STONE BUTCH BLUES di Leslie Feinberg –> è uno dei primi romanzi che esplora l’identità di genere, nella sua narrazione esplora la vita di Jess Goldberg attraverso l’America, i bar e le fabbriche di provincia, e tratta: la violenza sessuale, discriminazione da parte della polizia e dello stabilimento medico.
  • MAN ENOGH TO BE A WOMAN di Jayne County –> racconta la storia di una vita emozionante, in un periodo di grandi cambiamenti come Warhol’s Factory e le rivolte di Stonewall, e vede l’attenzione sull’elemento chirurgico che in molti libri è solo un mezzo per riassegnare la persona al sesso che sente realmente suo, ma in questo caso vede altre sfumature.
  • SMALL BEAUTY di Jia Qing Wilson-Yang –> è un romanzo complesso che segue la vita della transessuale cinese Xiao Mei dopo la perdita di suo cugino, in cui si affronta il dolore, l’amore, la casa e si fonde a elementi di realismo magico e folklore.
  • IL CORAGGIO DI ESSERE UNA FARFALLA di Vladimir Luxuria –> Vi lascio un pezzetto di trama:
    «Sarai trans anche tu! Tutti transitiamo in questo mondo, siamo solo di passaggio. Si nasce, si muore, forse ci reincarniamo … chi lo sa. L’unica cosa certa è che non siamo immortali e quella cosa che chiamiamo vita non è altro che un transito racchiuso nel tempo d’un sogno». Da questa provocazione prende il “volo” la farfalla Luxuria, che in questo libro si posa su tante questioni spinose della nostra quotidianità svelandone i lati trasformistici, ondivaghi, transgenici, trasmutanti.

Voglio chiudere questo articolo chiedendovi “Chi siete?”, vi siete mai fermati a domandarvi che colore siete?

Non sono solo i transgender a fermarsi e a chiedersi che colore abbia la loro anima, noi tutti abbiamo molteplici sfumature proprio come quelle che ho scelto di usare per l’immagine segue nella scritta “Who am I?”. Perché noi non siamo uno stereotipo, nessuno ha il potere di dirci chi siamo, cosa dobbiamo tenere come corpo e soprattutto chi farci piacere. E proprio come: Rina o Vladimir o Bree o altri, dobbiamo perseguire la nostra felicità e per chi è transgender il proprio genere.

A chi fa parte della comunità Trans voglio dire di non aver paura, perché se gli altri vi criticano noi di Dreamage non lo faremo mai perché meritate di sentirvi voi stessi!

Vi lascio l’ultima canzone che celebra la libertà individuale di ogni persona. E vi aspetto nei commenti per sapere cosa ne pensate e se avete consigli per i prossimi articoli!

La vostra Clara!

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Sono la Boss di Dreamage Blog, ma sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere!

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