Buongiorno, readers! Sono così emozionata, finalmente posso farvi leggere la mia prima intervista! Ho avuto il piacere di poter intervistare Sara Manfredi, autrice di Kiss the rain, un romanzo che parla di Giappone e amore. Pronti a scoprirla??

Argomenti

Conosciamo Sara Manfredi, la penna dietro Kiss the rain

Sara Manfredi è l’autrice in selfpublishing del romanzo Kiss the rain, una storia che parla d’amore, di amicizia, di resilienza e del mio amato Giappone. Mi sono divertita tantissimo a dialogare con lei, ecco quello che mi ha raccontato:

Bene, iniziamo: raccontaci qualcosa di te!

Sara Manfredi, autrice di Kiss the rain

Mi chiamo Sara e vivo in una città di mare che si chiama Viareggio. Sono una tuttofare e ho tanti interessi diversi.

Sono una sognatrice, mi piacciono l’ironia e il sarcasmo, lo sformato di zucchine di mia mamma, la storia dell’arte, materia in cui mi sono laureata, e mi perdo spesso a guardare il cielo perché mi fa stare bene.

La passione più grande è quella per la cultura giapponese, la musica, ma soprattutto la scrittura che è la mia migliore forma di espressione. Attraverso le parole e i racconti riesco a tirar fuori ciò che celo dentro di me.

Da lettrice, sono sempre stata incuriosita dalle abitudini di scrittura degli autor*: ne hai qualcuna in particolare che puoi svelarci, un momento della giornata o un dettaglio che ti fa sentire più produttiva?

Solitamente scrivo al risveglio, dopo una bella colazione. Per me la colazione è sacra, non si deve mai saltare, il mio pasto della giornata preferito. Capita, però, che scriva anche nel tardo pomeriggio, magari mentre sorseggio una tazza calda di tisana o un buon cappuccino.

In ogni caso, per me, la cosa più importante è che abbia l’esigenza in quel momento di scrivere, magari arrivata dopo aver ascoltato una canzone o aver visto qualcosa in particolare. È da un pensiero o riflessione che comincia la scrittura. Rigorosamente in silenzio e con la massima concentrazione!

L’anno scorso hai pubblicato un romanzo dalle note fantasy, Kiss the rain: come nasce questo progetto? Cosa volevi regalare ai tuoi lettori?

Kiss the Rain è un romanzo che raccoglie molto di quello che ho vissuto dalla mia adolescenza fino alla conclusione degli anni di università. Ho impiegato 3 anni per scriverlo ed è molto intimo e introspettivo. Nasce da una riflessione personale arrivata al compimento dei miei 25 anni in cui ho iniziato a fare un resoconto di quello che avevo fatto e vissuto fino a quel momento.

Ciò che vorrei che accadesse, attraverso la lettura di questo romanzo, è che i lettori possano ritrovarsi nel mio racconto e nei personaggi a cui ho dato vita, come un riflesso di se stessi. Credo che chiunque, a un certo punto della propria esistenza, si ritrovi a pensare, un po’ come Takumi, agli incontri speciali che ha fatto, a ciò che ha vissuto e a quanto ancora potrebbe vivere. Magari con una grandissima voglia di ricominciare.

Quali sono i temi che hai deciso di affrontare tra le sue pagine?

In Kiss the Rain troviamo tanti temi diversi: la distanza dalle persone che amiamo, l’impossibilità di vivere un amore a cui teniamo particolarmente, il rapporto con la propria famiglia, quello con gli amici, l’elaborazione di un lutto e l’intensità dei ricordi del passato che spesso sono ancora presenti dentro di noi e ci rendono ciò che siamo nel presente.

Kiss the rain parla di diversi tipi di amore: quello romantico, provato negli anni dell’adolescenza, ma anche quello verso gli amici o la famiglia. Che importanza dai, come autrice, a questi sentimenti? E, da lettrice, ti piace leggere romanzi che parlino di queste tre sfumature di amore?

L’amore, in qualsiasi forma lo possiamo trovare o descrivere, è sempre importante ed è ciò che nella maggior parte del nostro tempo ci fa sentire vivi. Raccontare sentimenti propri o di un personaggio è per me essenziale quando scrivo perché mi permette di esprimere il suo mondo interiore. Da lettrice mi piace leggere romanzi che siano anche introspettivi perché mi danno la possibilità di creare un legame, e quindi un’empatia, con i personaggi che sto conoscendo.

Un altro tipo di amore che traspare da ogni pagina è quello per il Giappone: come ti sei avvicinata alla sua cultura?

Ho scoperto il Giappone per la prima volta guardando La città incantata di Miyazaki. Ero alla scuola elementare e le maestre ci portarono al cinema a vederlo. Ricordo che uscita dalla sala restai incantata e stupita da quel “cartone animato” così diverso da quelli che avevo visto fino ad allora. Poi, con il passare degli anni, mi sono avvicinata sempre di più alla cultura giapponese che appariva ai miei occhi così differente dalla nostra ma al tempo stesso così affascinante.

Il modo intimo e riservato che hanno i giapponesi di vivere la loro vita, il loro soffermarsi sulla precarietà degli eventi, tutto ciò che può sembrare normale ai loro occhi diventa poetico. Poi la scoperta di Murakami, i suoi romanzi onirici, misteriosi, i personaggi spesso un po’ bizzarri ma dannatamente normali, che mi hanno aiutata a trovare un mio stile di scrittura.

Durante l’università ho frequentato inoltre un corso di lingua giapponese nel quale ho avuto modo di conoscere meglio la mia insegnante madrelingua Yukari, con la quale sono rimasta in contatto anche dopo aver concluso il corso. Grazie a lei ho scoperto tante altre cose riguardo il Giappone.

La Sensei è stata tra le prime a leggere il manoscritto di Kiss the Rain e un personaggio della storia, Clelia, nasce proprio per renderle omaggio.

Quali sono gli autori che preferisci e da cui hai preso spunto per la tua scrittura?

Haruki Murakami è la mia prima fonte di ispirazione. È proprio leggendo alcuni dei suoi romanzi, come Norwegian Wood e Al sud del confine, a ovest del sole che nascono le prime idee sulla stesura di Kiss the Rain. Lui è il mio maestro letterario.

Parliamo dei personaggi: intorno ai protagonisti, si muovono personaggi secondari ben delineati. Anche se un autor* non dovrebbe mai avere delle preferenze, tu ne hai uno a cui sei particolarmente affezionata?

Seppur tutti i personaggi sono per me importanti, sì. Devo confessarlo. C’è un personaggio secondario a cui sono molto legata. Crearla è stato divertente. Lei rappresenta quello che a volte vorrei essere. Dai, non dico il suo nome, anche perché quello vero non lo sappiamo.

Hai altri progetti letterari nel cassetto? Pensi di pubblicare a breve una nuova storia? (Questa è una domanda molto interessata, eheh)

Sì. Ho in cantiere un nuovo romanzo di cui ho già in mente il titolo e parte della trama. Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di terminarlo, spero di potermici dedicare di più durante l’estate. Posso solo dire che sarà di nuovo ambientato in Giappone.

Grazie, Sara: è stato bellissimo leggere il tuo romanzo, e altrettanto bello vederlo con i tuoi occhi, attraverso le tue parole. Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei solo ringraziare tutti quelli che leggeranno il mio romanzo. Spero che in esso possiate ritrovare voi stessi e tutto quello che siete stati o volete essere.


Quando ero una ragazzina, il mio grande sogno era quello di chiacchierare con gli autori dei romanzi che più mi colpivano. Ora, grazie ai social, questo è possibile e io non potrei essere più grata di così di queste bellissime occasioni. Alla prossima intervista!

Simona!

Ti potrebbe piacere:

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x