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Buongiorno! Ritorno con la recensione di un libro leggermente al di fuori della mia confort zone, per darvi l’opinione di qualcuno che ha letto questo libro come prima avventura all’interno del genere horror ispirato da H.P. Lovecraft.

Codex Cthulhu, di Uberto Ceretoli

Washington, 1885.
Il capitano Nemo ruba il Necronomicon dalla Biblioteca del Congresso. Gli agenti del Bureau of Investigation Whipple Van Buren Phillips e Grande Orso vengono incaricati di recuperare il libro maledetto e catturare il pericoloso pirata. Lo inseguiranno da Key West a La Habana, da Panama all’Isola di Pasqua, sino alla città perduta di R’lyeh, ostacolati dagli abitanti dell’incancrenita Innsmouth, dai Templari e dai loro stessi compatrioti. Affinché il richiamo del dormiente Cthulhu non condanni l’umanità.

Il libro contiene anche il Codename Kelpie

Loch Ness, 1887.
I cacciatori di Sua Maestà Bryan, Eudora e James devono comprendere la misteriosa sparizione di alcuni giovani scozzesi. Scopriranno che il raccapricciante kelpie, un mostro marino cacciato secoli prima da San Colombano, non ha mai lasciato quei luoghi.


All’interno di un mondo che evoca orrore

Voglio incominciare con ciò che mi è piaciuto di più di questo libro e che mi ha permesso di godermi a pieno le avventure dei nostri protagonisti: l’ambientazione. Uberto Ceretoli ha compiuto un lavoro magistrale nell’immergerci in un mondo di dubbie tradizioni e nebbie fitte. Con ogni nuovo luogo descritto, con ogni nuova esplorazione, ci si sente come se si fosse accanto a Grande Orso, in una disperata avventura circondati da mistero e tecnologie che attingono a piene mani dall’immaginario steampunk e da quello lovecraftiano.

Per chi è avvezzo al mondo dei videogiochi, dal momento che non lo posso comparare con nessuna mia lettura precedente, mi è sembrato di ritrovarmi catapultata all’interno di “The Sinking City” (Frogwares, 27 giugno 2019), con mostri dietro ogni angolo e inquietanti atmosfere da brividi.

Magistrale anche come Ceretoli si destreggia tra miti sconosciuti ai più e miti invece nell’immaginario comune, per portarci alla scoperta di figure nuove e estranee, amiche e nemiche, in una affannosa corsa verso l’obiettivo.

Il troppo stroppia?

Accompagnati da uno stile di narrazione azzeccato, mai lento e sempre capace di rimanere al passo sia durante le scene di azione, sia durante quelle più rilassate e di dialogo, i personaggi sono ben tratteggiati e credibili nelle loro decisioni.

Quello che ho trovato a momenti difficile da seguire durante lo svolgimento soprattutto della prima storia, Codex Cthulhu, è stata però la mole di personaggi e nomi citati. Può essere che questo sia un limite della mia inesperienza nel genere. Forse per chi ha più conoscenze in merito alcuni nomi risulteranno più familiari fin da subito, ma ho dovuto diverse volte tornare indietro per rinfrescarmi la memoria su chi o cosa fosse questo luogo o quel personaggio.

Codex Cthulhu e Codename Kelpie

In contrapposizione alla lunghezza e alla densità di informazioni ricevute durante la lettura di Codex Cthulhu, la storia successiva, Codename Kelpie, è decisamente più breve e forse un po’ meno memorabile. In compenso però, l’ho trovata molto più facile da seguire ed ottima per chi preferisce un ritmo più serrato.

Per concludere

Come parere finale ci tengo a sottolineare che è stata una lettura approvatissima, nonostante non mi capiti spesso di leggere libri horror. Per chiunque volesse cominciare con il genere lovecraftiano, posso tranquillamente consigliare questo come punto di partenza, ma credo che sia un’ottima aggiunta anche per chi invece in questo genere ci sguazza.

4.0 out of 5.0 stars

Lisa!

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