Buongiorno readers! Oggi torno a parlarvi di una delle letture che ci ha accompagnato durante il BookclubTok alla Feltrinelli di Genova, il gruppo di lettura che gestiamo e con cui ogni mese ci ritroviamo a chiacchierare di libri. Questa volta abbiamo scelto La magia delle notti di luna piena di Mariana Zapata, un romanzo che mi ha sorpresa soprattutto per la sensazione che è riuscito a lasciarmi. Avete presente quei libri che arrivano quando avete semplicemente bisogno di mettere in pausa la realtà e calmare per qualche ora tutti i pensieri che avete in testa? Ecco, per me questa storia è stata esattamente questo: un libro coccola.
La magia delle notti di luna piena. The things we water di Mariana Zapata
C’era una volta una ragazza che scoprì la magia, e la sua vita non fu più la stessa…
Nina Popoca ha bisogno di aiuto. Non un aiuto qualunque, ma quello che può trovarsi solo in un luogo sperduto tra le montagne del Colorado: un ranch immenso, dove una comunità di creature magiche vive nascosta dal resto del mondo, cercando pace e sicurezza. Per Nina, quel villaggio potrebbe finalmente svelare i segreti che l’hanno accompagnata per tutta la vita.
Domande senza risposta. Origini avvolte nel mistero. Un destino che non ha mai osato guardare in faccia. Certo, trasferirsi lì significa anche convivere con Henri Blackrock, il cugino incredibilmente affascinante del suo migliore amico. Un uomo burbero e scontroso, con cui l’antipatia è immediata. Ma mentre il ranch rivela le sue verità e il pericolo si avvicina, Nina scoprirà che nulla accade per caso. E che, a volte, l’aiuto che cerchiamo si trova proprio dove non avremmo mai pensato, o nell’uomo che non avremmo mai creduto di poter amare…
Paranormal Romance e Cozy Fantasy: una storia per staccare dalla realtà
Quando mi sono avvicinata a questa lettura non avevo particolari aspettative, ero per lo più curiosa di conoscere questa scrittrice che in tanti mi hanno consigliato. Nina è accompagnata da Duncan, un piccolo essere che vuole proteggere a tutti i costi. Per via di una serie di eventi, la vediamo già nel primo capitolo prendere una decisione che cambia completamente la sua vita e, accompagnata dal suo amico d’infanzia Matti, andrà a stare in una comunità magica.
Il ranch in cui si trova la comunità è un rifugio per creature soprannaturali, un luogo lontano dagli occhi degli umani dove poter finalmente vivere senza paura. È proprio qui che Nina incontrerà nuovamente Henri e cercherà di proteggere e far vivere al meglio il suo piccolo.
Se devo essere sincera, io non sono da ranch. Probabilmente incide molto la mia identità europea e il mio modo di immaginare i luoghi di campagna, ma ho comunque apprezzato l’idea di questo luogo in cui creature diverse tra loro possono finalmente trovare una casa. Sembra quasi una critica subliminale alla nostra società che vuole tutti divisi, distanti e ben catalogati.
Qui abbiamo licantropi, creature mitologiche, antiche divinità e leggende che convivono all’interno di un’ambientazione contemporanea. E no, non aspettatevi il classico fantasy pieno di azione.
La magia delle notti di luna piena è molto più vicino a un cozy fantasy, dove la magia fa da sfondo a una storia che parla soprattutto di persone, relazioni e famiglia.
Proprio per questo mi sono trovata ad amare questa lettura: è stata rilassante, una vera e propria lettura coccola, di quelle che aiutano a staccare per qualche ora dalla realtà e a calmare un po’ la testa. E, cosa che ho apprezzato particolarmente, senza tutto lo spicy che ormai siamo abituati a trovare in questo tipo di romance.
Slow Burn Romance: Nina e Henri ci faranno aspettare parecchio
Parliamo ora della romance. Perché se c’è una cosa che sappiamo quando apriamo un libro di Mariana Zapata è che dobbiamo prepararci a uno slow burn. E qui lo slow burn è davvero… slow.
Nina e Henri non si innamorano dall’oggi al domani e, anche se devo ammettere che in alcuni momenti avrei voluto dare una piccola spintarella a entrambi, ho apprezzato lo spazio che viene lasciato alla costruzione della loro relazione.
Conoscenza, fiducia, amicizia, piccoli gesti e una quantità di tensione romantica che a un certo punto vi farà pensare: “Ma quando vi decidete a baciarvi?!”
Una cosa che ho apprezzato particolarmente, però, è il modo in cui vengono coinvolti Duncan e Agnes. Non sono semplicemente due bambini che gravitano intorno alla storia d’amore dei protagonisti: hanno una loro voce, una loro opinione e diventano parte della costruzione di questo nuovo equilibrio familiare.
E forse è proprio questo che rende la relazione tra Nina e Henri più interessante: non stanno semplicemente cercando di capire cosa provano l’uno per l’altra, ma stanno anche cercando di capire che tipo di famiglia possono diventare insieme.
Henri è il classico protagonista burbero, silenzioso e apparentemente impossibile da avvicinare. Nina, invece, è molto più solare, determinata e soprattutto non sembra avere nessuna intenzione di arrendersi.
E così abbiamo il nostro bel Grumpy x Sunshine. Una dinamica che, ammettiamolo, funziona sempre abbastanza bene. E sì, Henri mi ha fatto esasperare più di una volta. Ma forse, considerando che stiamo parlando di uno slow burn di Mariana Zapata, era esattamente quello che dovevo aspettarmi.
Grumpy x Sunshine e Werewolf Romance: Henri Blackrock
Henri è probabilmente uno dei personaggi che mi ha fatto cambiare più volte idea durante la lettura. Da una parte abbiamo un uomo enorme, burbero, protettivo e responsabile di tutta una comunità. Dall’altra scopriamo lentamente un personaggio molto più tenero di quanto voglia far credere.
Il suo rapporto con Nina cresce insieme a quello con Duncan e Agnes, ed è proprio questo che mi ha permesso di apprezzarlo sempre di più. Henri non è soltanto il love interest. È una persona che porta sulle spalle il peso di una comunità intera e che deve imparare a fare spazio anche ai propri desideri.
Devo però ammettere che in alcuni momenti avrei voluto scuoterlo un pochino. Henri, tesoro. Parla. Non è così difficile. O forse sì. Voi cosa ne pensate di questo personaggio maschile?
Single Mom e Genitorialità
Uno degli aspetti che ho amato maggiormente del libro è il modo in cui viene raccontata la genitorialità. Nina è una single mom e tutto quello che fa nasce prima di tutto dalla necessità di proteggere Duncan. È disposta a cambiare vita, lasciare ciò che conosce e affrontare un mondo completamente nuovo pur di trovare un luogo sicuro per lui.
E questo aspetto mi ha colpita molto. Perché Nina non è semplicemente una protagonista che deve scoprire chi è. È una madre che cerca una casa per sé e per suo figlio. Una casa in cui possano sentirsi al sicuro. Una casa in cui possano essere accettati.
Il suo personaggio mi ha fatto pensare inevitabilmente alla mia mamma, rimasta vedova quando ero ancora piccola, e a tutti i sacrifici che ha fatto e continua a fare tutt’ora per permettermi di vivere al meglio. Forse è anche per questo che alcune scelte di Nina mi sono arrivate ancora più vicine: quella necessità quasi istintiva di mettere davanti a sé il benessere della persona che ama.
«Una madre era sempre una madre, indipendentemente dall’età dei loro figli.»
Ed è una frase che, proprio per questo, mi è rimasta particolarmente impressa.
Henri entra lentamente nella vita dei bambini e costruisce con loro un rapporto tutto suo. Non diventa semplicemente il compagno di Nina, ma impara a essere una presenza per loro, con i suoi tempi e a modo suo. È stato bellissimo vedere questa famiglia formarsi senza che tutto dovesse necessariamente partire da un legame di sangue. Perché, alla fine, essere genitori significa anche scegliere di esserci.
Found Family e Famiglia queer: la famiglia che scegliamo
Ed eccoci arrivati a quello che, per me, è il vero cuore del romanzo: la found family. La famiglia che scegliamo. Le persone che diventano casa. I legami che non hanno bisogno di essere biologici per essere profondi, autentici e importanti.
Ed è qui che ho trovato anche una bellissima rappresentazione della famiglia queer intesa nel suo significato più ampio: non una famiglia definita esclusivamente dal sangue o dalla struttura tradizionale, ma una famiglia che nasce dalla scelta, dalla cura e dall’accettazione.
La cosa che amo di queste storie che parlano delle famiglie scelte è che ognuno può essere parte di questa famiglia senza dover rispettare un modello prestabilito. Non importa da dove vieni, chi sei o quale sia il legame che ti unisce agli altri: se ci sei, se ti prendi cura delle persone che ami e se vieni accolto per quello che sei, allora puoi trovare il tuo posto.
Creature diverse, con storie diverse e modi diversi di vivere, riescono a convivere e a costruire qualcosa insieme, non perché siano tutti uguali, ma proprio perché non lo sono. E forse è questo che ho trovato più bello: nessuno deve smussare le proprie stranezze per poter appartenere a questa comunità. Il ranch diventa così una casa non soltanto per Nina e Duncan, ma per tutte quelle persone che hanno bisogno di trovare un posto in cui sentirsi finalmente accettate. E alla fine, forse, la famiglia non è necessariamente quella in cui nasci: è quella che scegli e che, a sua volta, sceglie te.
Magical Creatures e Folklore: un mondo magico tutto da scoprire
Una delle cose che mi ha fatto sorridere durante la lettura è stata proprio la varietà delle creature che incontriamo. Licantropi, creature mitologiche, antiche divinità e leggende si ritrovano a convivere in un mondo contemporaneo, creando un’atmosfera davvero particolare e, in alcuni momenti, quasi fiabesca.
Mi è piaciuto soprattutto poterle conoscere poco alla volta, insieme a Nina, e scoprire piano piano chi fossero davvero i personaggi che incontrava e quale fosse la loro vera natura. C’è sempre quella piccola curiosità del “ok, ma tu cosa sei?” che mi ha accompagnata per buona parte della lettura.
Anche il mistero legato a Duncan e ai poteri di Nina aggiunge qualcosa in più alla storia e rende ancora più piacevole il viaggio all’interno del ranch. Devo però ammettere che, soprattutto per quanto riguarda Duncan, mi è sembrato che il libro costruisse fin dall’inizio l’idea che dietro di lui ci fosse qualcosa di molto più grande. La curiosità cresce parecchio, pagina dopo pagina, e proprio per questo, quando finalmente arrivano le risposte, mi sono ritrovata a pensare: “Tutto qui?”
Non è che il mistero non funzioni, anzi: mi ha accompagnata nella lettura e mi ha fatto venire voglia di capire cosa ci fosse davvero dietro quel piccolo essere. Però forse avrei preferito che le aspettative create fossero un po’ più in linea con quello che poi viene effettivamente raccontato.
Il worldbuilding mi è piaciuto, anche se avrei voluto qualche approfondimento in più e alcune risposte un po’ prima. Nonostante questo, è stato bello scoprire lentamente questo piccolo mondo e i suoi abitanti.
Comfort Read e Found Family: un libro coccola
E arriviamo alla parte più difficile: mi è piaciuto? Sì, ma credo sia importante capire che tipo di libro abbiamo davanti. La magia delle notti di luna piena è lento, molto lento, e a volte anche troppo. Se cercate una storia piena di azione, colpi di scena continui e un ritmo veloce, probabilmente questa non sarà la vostra lettura ideale. Nel mio caso, però, questa lentezza ha avuto anche un effetto completamente diverso: mi ha permesso di staccare dalla realtà, calmare la testa, entrare lentamente nel ranch insieme a Nina e affezionarmi ai personaggi. È diventato uno di quei libri che apri quando hai bisogno di qualcosa che non ti chieda troppo, una vera comfort read.
Non è una storia perfetta e il ritmo è sicuramente il suo punto più divisivo, ma quando penso a questo libro non penso alle sue 718 pagine. Penso a Nina, Duncan, Agnes, Henri e a quella comunità un po’ strana che lentamente diventa una famiglia. Penso soprattutto alla sensazione che mi ha lasciato: una sensazione di casa. La magia delle notti di luna piena parla di amore, ma anche di cura, genitorialità, appartenenza e found family. Parla di persone che si scelgono e decidono di esserci, anche quando non condividono lo stesso sangue.
E forse è proprio questo che mi ha lasciato più di tutto. Perché non sempre abbiamo bisogno di una storia che ci faccia battere forte il cuore. A volte abbiamo semplicemente bisogno di una storia che ci permetta di respirare. E questa, per me, lo ha fatto.
4.5 out of 5.0 stars
