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Buongiorno readers! Oggi vi porto tra le pagine di Rompere il ghiaccio di Beth Bolden, quarto e ultimo volume della serie Portland Evergreens. Un MM Hockey Romance che parla di lutto, paura di ricominciare e seconde possibilità: si può tornare a vivere dopo una grande perdita? E, soprattutto, si può concedere al proprio cuore una nuova possibilità senza sentirsi in colpa?

Rompere il ghiaccio (Portland Evergreens Vol. 4) di Beth Bolden:

Il coach Gavin Blackburn è passato attraverso l’inferno.

Tre anni prima era all’apice del successo, corteggiato dalle migliori squadre della NHL per allenare i loro giocatori.

La morte improvvisa della moglie lo ha distrutto e lo ha spinto a fuggire dall’hockey. Credeva di essersi lasciato per sempre quel mondo alle spalle, ma quando un suo ex giocatore si presenta alla sua remota baita, supplicandolo di tornare alla Portland University per allenare di nuovo gli Evergreens, accetta.

L’ultima cosa che Gavin si aspettava era che il loro rapporto di mentore e allievo si trasformasse in qualcosa di completamente diverso, ora che Zach è cresciuto. Di certo non si aspettava di provare di nuovo attrazione, né tantomeno di provarla per un uomo. Per Zach.

O che Zach lo volesse a sua volta, con una passione che Gavin non potrebbe negare nemmeno volendo.

È troppo vecchio, troppo logorato, troppo distrutto dal dolore, e non ha alcuna intenzione di frequentare qualcuno. Mai più. Ma forse sono proprio le sue convinzioni a dover essere fatte a pezzi e ricostruite.

Forse è Zach quello destinato a distruggerlo per poi riplasmarlo. A offrirgli qualcosa di nuovo: una storia d’amore incontrollabile, inaspettata e senza precedenti.


Gavin e Zach: quando il passato torna a bussare alla porta

Gavin e Zach sono due protagonisti che si scoprono poco alla volta, ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato di più. I primi capitoli incuriosiscono senza avere fretta di consegnarci tutte le risposte: il passato dei personaggi non viene riversato subito sulla pagina, ma emerge gradualmente, lasciandoci lo spazio per conoscerli durante la lettura.

È un po’ come entrare in una stanza poco illuminata: all’inizio riconosci solo le forme, poi gli occhi si abituano e iniziano a comparire dettagli che prima non avevi notato. E questa volta ho apprezzato molto non avere subito tutte le tessere del puzzle tra le mani.

Gavin: il dolore non cancella la voglia di vivere

Se dovessi scegliere un personaggio preferito, probabilmente sarebbe Gavin. Nonostante ami moltissimo la forza di Zach, è stato Gavin a conquistarmi maggiormente perché è un personaggio che porta addosso tutta la propria vulnerabilità senza che questa lo renda meno forte.

Anzi. La sua storia vive proprio nel contrasto tra tragedia e resilienza. Da una parte c’è un uomo che ha perso la persona che amava e che sembra essersi fermato nel momento stesso in cui la sua vita è cambiata per sempre. Dall’altra c’è qualcuno che, lentamente, prova a rimettere insieme i pezzi.

Ed è proprio questa parte che ho trovato più interessante. Gavin non deve semplicemente innamorarsi di Zach. Deve prima capire se è ancora capace di desiderare qualcosa per sé. Deve accettare che tornare a vivere non significa cancellare quello che è successo.

E deve imparare che andare avanti non equivale necessariamente a lasciare indietro chi non c’è più.

Un age gap che diventa anche riscoperta

Lo ammetto: non sono particolarmente da age gap. Eppure mi è piaciuto leggere questa dinamica proprio perché, in Rompere il ghiaccio, la differenza d’età non mi è sembrata soltanto un trope romantico.

È diventata parte del percorso dei protagonisti. Gavin e Zach arrivano alla loro relazione da due punti completamente diversi della vita e questo permette alla storia di parlare anche di identità, cambiamento e riscoperta di sé.

Zach conosce già abbastanza bene ciò che vuole. Gavin, invece, deve riscoprire persino il desiderio di voler qualcosa. Ed è proprio questa differenza a rendere interessante il loro rapporto.

Mi è piaciuto vedere entrambi mantenere la propria individualità, senza trasformare uno dei due nel semplice completamento dell’altro. I loro percorsi restano distinti e proprio per questo, quando iniziano ad avvicinarsi, la chimica tra loro acquista ancora più forza.

Non sono due metà che cercano di diventare una persona sola. Sono due persone intere che, dopo aver percorso strade diverse, si ritrovano nello stesso punto.

Pensavo fosse più slow burn

Devo ammetterlo: mi aspettavo uno slow burn ancora più esasperato. Pensavo che avrei dovuto aspettare parecchio prima di vedere qualcosa muoversi tra Gavin e Zach, invece la storia ingrana in modo naturale e senza forzature.

In realtà, per me, la storia ingrana in modo naturale. La tensione si costruisce gradualmente, attraverso la quotidianità, gli sguardi, la vicinanza, le conversazioni e soprattutto tutto quello che Gavin cerca di non vedere. Non è una storia che ha bisogno di correre verso la romance. Lascia che l’attrazione cresca mentre i protagonisti fanno i conti con ciò che sono diventati. E questa scelta mi è piaciuta.

La tensione tra Gavin e Zach funziona proprio perché non arriva dal nulla: si accumula poco alla volta, come qualcosa che all’inizio sembra quasi impercettibile e che, quando finalmente ti accorgi che c’è, è già diventato impossibile ignorare.

Quando la terapia diventa un ritorno alla vita

Il tema del lutto è qualcosa che sento sempre al mille percento in una lettura. So il peso che si porta nel cuore, quel senso di vuoto che ti ferma lì con lo sguardo a guardare il nulla. E in questo romanzo questo dolore è reale. Non viene utilizzato soltanto come ostacolo romantico per impedire a Gavin di stare con Zach. Fa parte di lui, della sua quotidianità e del modo in cui guarda ciò che gli è rimasto.

Ho apprezzato molto anche la presenza della terapia e, soprattutto, della figura professionale di Jon. Mi è piaciuto che il percorso terapeutico non venisse semplicemente nominato per dirci che Gavin “sta lavorando su se stesso”, ma che ci venisse permesso di vedere una parte di quel percorso.

Perché accettare il lutto non significa dimenticare. Significa imparare a convivere con quel vuoto senza lasciare che occupi ogni spazio rimasto.

E forse è proprio qui che la tensione tra Gavin e Zach diventa ancora più interessante: mentre l’attrazione cresce, cresce anche la percezione di quel momento in cui una terapia di accettazione del lutto comincia a mostrare una ripresa di se stessi. Un ritorno a vivere. E insieme, tutta quell’insicurezza che può travolgerti quando ti accorgi che forse sei ancora capace di desiderare qualcosa.

L’hockey è molto più di uno sport

L’hockey c’è. E si sente. Ci sono la squadra, gli allenamenti, il coaching, le partite e le dinamiche che avevamo già imparato a conoscere nei volumi precedenti. Ma non l’ho percepito come un elemento ingombrante o inserito soltanto perché ci troviamo davanti a uno Sports Romance.

L’hockey diventa uno scopo. È il punto di unione tra Gavin e Zach, il motivo che permette a Gavin di tornare a fare qualcosa che amava.

Ed è anche il filo che tiene insieme gli Evergreens. Perché quella squadra è molto più di un gruppo di giocatori. È quasi una famiglia.

E proprio i personaggi secondari contribuiscono a dare questa sensazione: portano ironia, affetto, caos e quella leggerezza necessaria a non lasciare che il dolore di Gavin finisca per inghiottire completamente la storia.

Ho apprezzato davvero tanto i personaggi secondari. I rapporti tra loro fanno percepire quanto l’universo dei Portland Evergreens sia ormai diventato qualcosa di più grande della singola coppia protagonista.

E lo ammetto: alcuni di loro mi hanno lasciata con quella fastidiosa sensazione da lettrice che significa soltanto una cosa. Voglio saperne di più. Perché se Gavin e Zach sono il cuore di questa storia, gli altri personaggi sono quelle lucine sullo sfondo che continuano a farti guardare oltre la pagina.

Una seconda possibilità, in tutti i sensi

Questa è forse la cosa che mi sono portata più dietro una volta chiuso il libro. Nel libro c’è una seconda possibilità. Nel lavoro. Nella vita. Nell’amore. E spesso non ci penso. Poi arriva un libro che mi mette davanti a qualcosa che avevo lasciato in un angolo della mente e mi fermo a pensarci.

Perché Gavin non deve soltanto trovare il coraggio di innamorarsi di nuovo. Deve concedersi la possibilità di tornare a essere una persona che ha desideri, progetti, passioni e futuro. E questa parte mi ha confortata.

Perché il libro non nega la tragedia. Non prova a renderla meno dolorosa. Ci mostra semplicemente che dopo una tragedia si può ancora vivere. E, forse, è proprio questo il messaggio che ho sentito più forte tra queste pagine: il dolore può rimanere parte della nostra storia senza diventare tutta la nostra storia.

Due percorsi che si incontrano

Ho amato entrambi i percorsi dei protagonisti. Zach porta con sé una forza che ho apprezzato tantissimo. È determinato, affettuoso, paziente e capace di credere in Gavin anche quando Gavin sembra essere il primo a non riuscire più a credere in se stesso. Ma mi è piaciuto anche il modo in cui la storia non gli chiede di aspettare all’infinito senza considerare ciò che prova.

Anche Zach ha il proprio percorso. Anche lui deve capire cosa vuole, cosa è disposto ad accettare e dove mettere un limite. Ed è proprio questa individualità a rendere più forte la chimica tra loro.

La loro relazione non nasce perché uno salva l’altro. Nasce perché entrambi, in modi diversi, stanno riscoprendo se stessi. E forse è proprio questa la parte che ho trovato più bella.

Quando ricominciare non significa dimenticare

Alla fine della lettura mi sono ritrovata con una sensazione molto precisa. Rompere il ghiaccio non è soltanto un romance MM ambientato nel mondo dell’hockey.

È una storia che parla di cosa succede quando la vita ti costringe a fermarti e, dopo tanto tempo, qualcuno o qualcosa ti ricorda che puoi ancora ricominciare. Ho apprezzato i primi capitoli e il modo in cui mi hanno permesso di scoprire lentamente i protagonisti. Ho amato la vulnerabilità di Gavin e la forza di Zach, il percorso individuale di entrambi e la chimica che nasce proprio dal loro modo diverso di affrontare la vita.

Ho apprezzato la presenza della terapia, il modo in cui viene raccontato il lutto e soprattutto l’idea che una seconda possibilità possa esistere anche quando pensiamo di aver perso per sempre la possibilità di averne una. Per me questo romanzo è una storia di lutto, resilienza, riscoperta, seconde possibilità e amore, con un Hockey Romance che fa da filo conduttore senza rubare spazio alla parte più umana della storia.

Una lettura che consiglio a chi ama gli MM Romance, gli Hockey Romance, gli age gap, gli slow burn, la forte tensione romantica e soprattutto le storie in cui innamorarsi significa anche tornare a scoprire chi si è.

Io, intanto, sono già curiosa di approfondire alcuni degli altri personaggi che ho incontrato tra queste pagine.

4.5 out of 5.0 stars

Clara!

Informazioni sull'autore

Ho aperto Dreamage Blog nel 2017! Sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere! Lavoro come Content creator e Copywriter, se cercate una mano a gestire i vostri profili contattatemi!

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