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Buongiorno readers! Oggi vi porto con me in un mondo fatto di magia, elfi, misteri e combattimenti. Parliamo di Feywind, un fantasy classico che mi ha intrattenuta e incuriosita, anche se con qualche riserva. Vediamo insieme cosa mi ha convinta e cosa, invece, mi ha lasciato un po’ più perplessa!

Feywind: Un mago, un draghetto insolente e la battaglia contro un nemico ancestrale (La Saga di Feywind Vol. 1) di Peter Hohmann 

Un mago che è sempre scappato. Un drago che gli arriva al ginocchio. Un nemico vecchio come il mondo.

Feywind torna a Waldfelsen per mostrare al padre l’anello della Gilda, appena conquistato all’Accademia delle Arti Arcane. Trova suo padre sepolto nella neve, ucciso con una pugnalata al cuore e senza il suo anello con il sigillo. Nessuno ha intenzione di indagare: da quelle parti, ultimamente, i maghi finiscono sul rogo.

Feywind è l’unico a voler sapere chi è stato. Nel giro di un giorno la domanda gli costa tutto — e attira l’attenzione di qualcuno che non avrebbe mai dovuto accorgersi di lui.

Eroe non lo è mai stato. È magro, studioso, cresciuto sui romanzi d’avventura, e ogni volta che avrebbe dovuto reagire è scappato.

Ha però tre compagni. Mangdalan, ex maestro d’armi del re, che ha un conto aperto con l’Inquisizione. Nalda, elfa, arciera, molto più paziente di quanto le convenga. E Shnurk, che gli arriva al ginocchio, ha le ali sfrangiate come se ci avessero banchettato i topi, cambia colore quando si arrabbia e si arrabbia praticamente sempre.

La pista porta a Jalnaptra, la città degli elfi: nessun uomo dovrebbe riuscire a trovarla. Sotto le sue radici c’è qualcosa di molto più antico degli elfi stessi. E qualcuno ha già cominciato a spegnere la magia del mondo, una pietra alla volta.


Un giovane mago alle prese con l’Inquisizione

Feywind è un giovane mago appena uscito dall’accademia che pensa di poter tornare a casa e riprendere la sua vita da dove l’ha lasciata, ma le cose non sono più come prima. Nel Regno Occidentale, infatti, l’Inquisizione sta acquistando sempre più potere e chiunque abbia a che fare con la magia rischia di diventare un bersaglio. Quella che inizialmente doveva essere un semplice ritorno a casa, si trasforma quindi in un viaggio che porterà Feywind a incontrare persone completamente diverse da lui e a scoprire che dietro quello che sta succedendo si nasconde qualcosa di molto più grande. Da qui parte un’avventura fatta di magia, elfi, combattimenti, misteri e diverse rivelazioni che mi hanno lasciato parecchia curiosità per quello che succederà nei prossimi volumi.

Fantasy classico e worldbuilding

La prima cosa che ho pensato leggendo Feywind è stata che sa tantissimo di fantasy classico. Ci sono elfi, magia, creature, viaggi, città nascoste e soprattutto quel classico gruppo di persone che inizialmente non si conoscono e che, per un motivo o per l’altro, finiscono per affrontare insieme una serie di pericoli.

Essendo una giocatrice di  D&D è stato praticamente impossibile per me non fare il paragone. Però non ho mai avuto quella sensazione del tipo: “Vabbè, questa roba l’ho già letta cento volte”. Sì, è un fantasy molto classico e ovviamente ci sono diversi elementi che ormai conosciamo tutti, ma più che risultarmi prevedibile mi ha dato una sensazione quasi nostalgica. Anche perché, nonostante questa base molto tradizionale, ci sono state alcune rivelazioni che sinceramente non mi aspettavo affatto e che mi hanno fatto capire che il libro non vuole semplicemente riproporre sempre le stesse cose. Anche il worldbuilding mi è piaciuto.

Non è un libro che si ferma ogni tre pagine per spiegarti come funziona ogni singolo aspetto del mondo, ma ti dà poco alla volta le informazioni che ti servono. Sia per quanto riguarda gli umani che per gli elfi, ho avuto comunque abbastanza elementi per capire che tipo di società avessi davanti, come vivessero e che rapporto avessero con il mondo e con la magia.

Il sistema magico di Feywind

E considerando che parliamo del primo volume di una saga, secondo me è stata una buona scelta. Deve presentarti un mondo nuovo, i personaggi, la magia, l’Inquisizione e tutta una serie di misteri, quindi se avesse cercato di approfondire ogni singola cosa probabilmente sarebbe diventato un mattone infinito. Una delle cose che ho apprezzato è stato anche il sistema magico.

Perché ovviamente la magia va studiata e imparata. Ci sono formule, movimenti, strumenti e in alcuni casi anche ingredienti, ma non è semplicemente un “ho imparato l’incantesimo, faccio il gesto giusto e parte”. Feywind deve concentrarsi, riuscire a percepire la magia, controllarla e plasmarla e soprattutto usarla lo stanca.

Ci sono momenti in cui lanciare più incantesimi uno dietro l’altro diventa proprio uno sforzo fisico e mentale e questa cosa mi è piaciuta molto.Quindi la magia non è qualcosa che devi solo imparare ad utilizzare, ma che allo stesso tempo devi anche riuscire a tirare fuori da te stesso, insomma c’è molto più il concetto dello sforzo, della concentrazione e del controllo.

Il tono del fantasy: magia, Inquisizione e speranza

Parlando invece del tono generale, almeno in questo primo volume, personalmente non l’ho percepito come un fantasy particolarmente cupo o inquietante, non perché non succedano cose brutte, anzi, ci sono persecuzioni, violenza, morte e un’Inquisizione che sta diventando sempre più potente. Però io ho avuto più la sensazione di trovarmi davanti a un mondo che sta andando verso il disastro, ma che può ancora salvarsi, ti lascia quella sensazione di speranza nonostante tutto, non di semplice tragedia.

Caratterizzazione e crescita dei personaggi

Qui arriviamo alla parte che mi ha convinta un po’ meno. Il problema non è che i personaggi non vengano presentati, perché in realtà capiamo tranquillamente chi sono, cosa sanno fare e che sono più profondi di quello che sembra, insomma la caratterizzazione c’è ma è la profondità che manca, almeno per ora.

Feywind è sicuramente quello che viviamo maggiormente, è un mago ancora abbastanza inesperto, abituato a studiare e leggere più che a rischiare la vita ogni due secondi, e questa cosa si vede, infatti Ha paura, si blocca, sbaglia e spesso si dà la colpa perché pensa che avrebbe potuto fare di più o essere più veloce. Una parte che mi è piaciuta é la sua crescita , perché non è improvvisa, ma graduale, mostrando come una persona qualunque potrebbe reagire quando si trova in situazioni più grandi di se, infatti verso la fine riesce sicuramente a reagire un po’ meglio rispetto all’inizio, ma non diventa improvvisamente il super mago coraggioso che non teme più niente.

Una cosa molto carina è anche il fatto che Feywind faccia spesso riferimento a Dabenas, il protagonista dei libri che ama, e in questo da lettrice mi ci sono rispecchiata, perché chi di noi non si “innamora” del personaggio di un libro letto? Tutti lo facciamo e lo abbiamo fatto almeno una volta nella vita. Sugli altri personaggi invece, almeno per ora, non so ancora esprimermi veramente.

Mangdalan e i personaggi secondari

Mangdalan, per esempio, è sicuramente un guerriero esperto, non cinico o freddo ma con sentimenti e sfaccettatura che però sono solo ancora solo accennate, fa capire in alcuni momenti che il suo passato da guerriero e le guerre che ha vissuto gli abbiano lasciato parecchio addosso, che lo hanno fatto segnato profondamente. Però il libro non approfondisce ancora veramente la questione.

E questa cosa da un lato mi ha lasciato un po’ insoddisfatta, perché in questo modo non sono riuscita a legare emotivamente con i personaggi e quindi quando ci sono state situazioni brutte o di perdita non mi è venuto il classico “magone” che si può avere quando sei legato ad un personaggio che subisce una perdita, ma mi ha lasciato più un “ok, mi spiace per lui” ma molto distaccato.

I rapporti tra i personaggi e il coinvolgimento emotivo

Inoltre la cosa che però ha pesato maggiormente sulla mia esperienza sono stati proprio i rapporti tra i personaggi. In alcuni momenti li ho trovati un po’ troppo veloci e artefatti invece che naturali, perché il libro fa capire che tra determinate persone si è creato un legame molto forte, però non te lo fa vivere, sembra essere passato davvero troppo poco tempo perché si possa creare un legame così profondo come quello descritto.

Forse avrei avuto bisogno di qualche scena in più qualche momento quotidiano, qualche conversazione, semplicemente più tempo passato insieme che mi facesse sentire davvero la crescita di quei rapporti. Perché il problema non è che io non capisca cosa provino, è che non capisco come ci siano arrivati, perché e come sia possibile in così poco tempo.

Ci sono state scene in cui sapevo benissimo che avrei dovuto sentire ansia o tristezza per il peso emotivo del momento ma invece sono rimasta abbastanza neutrale, non perché non mi interessasse la storia, ma perché non sono riuscita a legare abbastanza con i personaggi.

Stile di scrittura e ritmo della lettura

Il libro mi è scivolato via molto velocemente e spesso non mi rendevo nemmeno conto di quanto fossi andata avanti, anche le parti in cui non ci sono combattimenti scorrono tranquillamente e non ho mai avuto quella sensazione di stare aspettando per forza che succedesse qualcosa.

Worldbuilding, misteri e colpi di scena

E questa cosa per un primo volume non è così scontata dato che si rischia sempre di incorrere nel classico mattone di spiegazioni per presentare il tutto. All’inizio vengono introdotte parecchie informazioni e per un momento avevo paura che potessero diventare troppe, soprattutto pensando al fatto che questa storia deve gettare le basi per tutto quello che verrà dopo, invece più andando avanti più mi sono resa conto che molte delle cose introdotte iniziavano ad avere un senso e non sono mai arrivata al punto di perdermi tra nomi, informazioni e sotto-trame, anzi, parecchi di questi elementi mi hanno incuriosita proprio perché sembra che siano destinati a collegarsi tra loro più avanti.

Anche i colpi di scena sono stati piacevoli, in diversi momenti il libro ti fa capire che c’è qualcosa sotto, però non necessariamente riesci a prevedere quale sarà la rivelazione.

Combattimenti e scene d’azione nel fantasy

I combattimenti sono molto intensi, descritti abbastanza bene da riuscire a immaginare quello che sta succedendo, sono violenti, perché ovviamente stiamo parlando di persone che si stanno prendendo a spadate e incantesimi, però non diventano mai eccessivamente cruenti da far rivoltare lo stomaco, la brutalità dello scontro arriva comunque, semplicemente senza trasformare tutto in uno splatter e per il tipo di fantasy che è, secondo me funziona alla perfezione.

Una lettura che lascia spazio alla curiosità

Alla fine Feywind mi è piaciuto. Non è stato uno di quei libri che mi hanno presa emotivamente e mi hanno distrutta, però mi ha intrattenuta per tutta la lettura e soprattutto mi ha lasciato voglia di continuare. Il mondo mi incuriosisce, ci sono diversi misteri che voglio vedere sviluppati e soprattutto voglio conoscere meglio i personaggi, perché proprio il fatto che in questo primo volume siano stati solo accennati alcuni aspetti del loro passato mi ha lasciato con parecchie domande.

La parte avventurosa mi ha coinvolta molto più di quella legata ai rapporti tra i personaggi e penso che sia questo il motivo principale per cui non riesco ad arrivare alle 4 stelle. Se avessi sentito maggiormente quei legami e avessi avuto più tempo per affezionarmi al gruppo, il voto sarebbe stato sicuramente diverso. Però nonostante questo non ho finito il libro con la curiosità di continuarlo, la storia è molto avvincente e non la mollerò solo per questo, perché spero che con i prossimi volumi tutti i personaggi vengano approfonditi maggiormente e riuscendo così a potermi immedesimare di più nel racconto.

Quindi anche sembra un voto basso è un semplice non male per niente, vediamo come prosegue. Se volete una lettura leggera ma coinvolgente ve lo consiglio magari solo con un po’ di pazienza in più. Diciamo che è un piccolo Slow burn anche se per ora non c’è romance.

3.5 out of 5.0 stars

TRIGGER WARNING

Nel libro sono presenti scene di violenza e combattimenti, morte, guerra, persecuzione legata alla magia, fanatismo religioso, malattie ed epidemie e riferimenti alla demonologia.

Molly!

Informazioni sull'autore

Molly è un’amante dei cani, vi consiglio di tenerla d’occhio può farvi sparire il vostro cane da sotto gli occhi per coccolarselo.

Sempre a caccia di nuove storie agghiaccianti che ti lasciano con i brividi tutto il giorno, una fidata appassionata di horror.

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