Ciau readers! Oggi voglio farvi conoscere l’autrice dietro Blatnoy: Marianna Iliut. La sua storia ha il suono di una terra lontana, il peso della memoria e la forza di chi sceglie di raccontare. Con Blatnoy, Marianna Iliut ci accompagna in un viaggio che affonda le radici nell’Ucraina e nel folklore slavo, dove identità e narrazione si intrecciano senza chiedere permesso. Pronti a conoscerla?
- Raccontaci qualcosa di te!
- Da dove nasce Blatnoy?
- A quale leggenda del folklore slavo sei più legata?
- Cosa ti dà più ispirazione?
- Con quale personaggio ti senti più in sintonia?
- A quale personaggio sei più legata?
- Consigli per chi vuole avvicinarsi al folklore slavo?
- Che valore ha per te la natura e che peso ha nel folklore?
- Il tuo interesse per l'arte e per il teatro vanno a influenzare la tua scrittura?
- È stato complicato seguire lo sviluppo del libro?
- Quanto c’è di te in questo libro?
- Dicci chi sono per te Blatnoy, Marina e Vitali.
- Grazie mille di tutto, ho amato il tuo libro. Questo è uno spazio per te per dire qualsiasi cosa.
Raccontaci qualcosa di te!
Sono nata in Ucraina, cresciuta tra foreste slave dove il pericolo non è un’eccezione ma una presenza costante. Lì si vive di paura quanto di leggende, di superstizioni e di silenzi. A diciassette anni ho lasciato quel mondo non per scelta ma per necessità, come fanno in tanti, con l’idea ostinata di strappare alla vita qualcosa di meglio.

Da dove nasce Blatnoy?
Blatnoy nasce dalle difficoltà di un presente contorto che affonda le sue radici in un passato di cui si è parlato molto ma che è sfuggito a un racconto autentico. Volevo che la trilogia “Quelli dell’Insù e dell’Ingiù”, di cui Blatnoy è il primo volume, si comportasse un po’ come quel passato, all’inizio confuso, poi, a mano a mano, la verità emergerà con più chiarezza.
A quale leggenda del folklore slavo sei più legata?
A quella della Baba Yaga, perché è una figura profondamente controversa, un po’ come quello che scrivo. Baba Yaga agisce al di fuori della morale umana, il suo giudizio non è giusto né ingiusto ma necessario.
Cosa ti dà più ispirazione?
Nonostante io sia una lettrice vorace, traggo ispirazione per i miei scritti da canzoni folkloristiche, musica alternativa, mostre d’arte, opera e balletto, ma anche da racconti biblici, fiabe, tradizioni popolari e articoli di quotidiani contemporanei. Per esempio, nella creazione del personaggio di Marina, mi sono ispirata a diverse pittrici russe del passato e alle loro storie.
Con quale personaggio ti senti più in sintonia?
Mi sento in sintonia con tutti i miei personaggi. In ognuno riconosco un germe caratteriale che appartiene, per natura, all’essere umano e perciò anche a me. Alcuni tratti sono luminosi, altri più oscuri, ma io stessa sono tutt’altro che lineare.
A quale personaggio sei più legata?
A nessuno in particolare. Ma non potrei più fare a meno delle loro vicissitudini, delle loro debolezze e dei punti di forza dei rispettivi caratteri, che prendono afflato da una certa realtà, diventano invenzione e infine una persistente circolarità li restituisce intimamente attuali.
Consigli per chi vuole avvicinarsi al folklore slavo?
Il mio consiglio è iniziare da romanzi che intrecciano storia e tradizione popolare: è il modo più semplice e coinvolgente per avvicinare il folklore slavo senza sentirlo costitutivo di un mondo estraneo. Iniziate con Blatnoy 🙂
Che valore ha per te la natura e che peso ha nel folklore?
Per me la natura è creazione e, al tempo stesso, una forza che impone creazione, qualcosa che ci precede e chiede di essere tradotto in parole. E il folklore è natura sia nel suo senso concreto sia in quello astratto: il bosco, i fiumi, i monti come soglia di vita e, d’altra parte, di morte e rinascita. Natura e folklore si riflettono sul modo di essere umano.
Il tuo interesse per l’arte e per il teatro vanno a influenzare la tua scrittura?
Sì, la influenzano profondamente, ne modellano il ritmo, le immagini e la tensione. Ogni episodio riproduce andamenti ben definiti nel palcoscenico della mia memoria e della mia immaginazione.
È stato complicato seguire lo sviluppo del libro?
Più che complicato, lo sviluppo della trama è un processo stratificato, come la torta Belyi Lebed’, tipica della mia terra: alcuni dischi reggono bene l’infarcitura, altri hanno bisogno di puntelli o di una livellatura che non ammette asperità.
Quanto c’è di te in questo libro?
Poco. Solo un paio di piccoli elementi del secondo volume della trilogia, a breve in uscita, mi appartengono in modo più diretto. Preferisco non concentrarmi su me stessa poiché temo che uno sguardo rivolto all’interno finisca per farmi perdere il mondo che mi circonda.
Dicci chi sono per te Blatnoy, Marina e Vitali.
Schegge di sentimenti umani, quelli ancestrali e meno forgiati dalla cultura.
Grazie mille di tutto, ho amato il tuo libro. Questo è uno spazio per te per dire qualsiasi cosa.
Allora vorrei dire che io, invece, amo i lettori di Blatnoy: le storie continuano a vivere solo attraverso chi le coglie. E che ora, dopo questa intervista, mi mangerò un po’ di cioccolato accompagnato da un buon caffe.
