Buongiorno readers! Avevo aspettative alte riguardo questo libro targato Keeper Publishing. Un dark romance intenso, oscuro e a tratti disturbante: Pretty Monster di Sheridan Anne. Mi sarà piaciuto?
- Pretty Monster di Sheridan Anne: un dark romance che crea dipendenza
- Pretty Monster non è una storia d’amore. È una resa
- New York: il posto perfetto per perdersi
- Il multi pov come condanna
- Kyah e Reid: non guarirsi, ma riconoscersi
- Ossessione, stalking e desiderio non edulcorato
- Una scrittura che non ti lascia scampo
- Conclusione: il vero mostro non è lui
Pretty Monster di Sheridan Anne: un dark romance che crea dipendenza
Il suo stalker è un’ombra che si insinua nella sua vita senza chiedere permesso. Ogni notte diventa più audace, sempre più vicino, fino a invadere la sua camera da letto. Dovrebbe avere paura. Dovrebbe chiudere quella finestra. Dovrebbe scappare.
Eppure, quando la sua pelle incontra la sua, il terrore si mescola al desiderio e il confine tra ciò che è giusto e ciò che è malato si dissolve.
Lei non conosce il suo volto, non sa nemmeno il suo nome… ma non riesce a resistergli.
Lui è malato, ossessionato, pericoloso.
E forse lei è altrettanto spezzata, perché il suo cuore lo desidera con la stessa intensità con cui dovrebbe temerlo.
Pretty Monster è un dark stalker romance intenso, disturbante e sensuale, perfetto per chi cerca storie ossessive che sfidano ogni limite.
Pretty Monster non è una storia d’amore. È una resa
Aprire Pretty Monster significa accettare di guardare in faccia ciò che normalmente si evita. Non è una lettura confortante, non è sicura, non è “giusta”. È un dark romance, e prima di immergervi è fondamentale leggere i Trigger Warning a inizio libro. Non per prudenza, ma per consapevolezza. Perché questa storia parla di ossessione, controllo, desiderio e paura senza chiedere scusa.
New York: il posto perfetto per perdersi
La storia di Kyah si muove in una New York sporca, violenta, decadente, popolata da bande di motociclisti, tatuaggi che segnano appartenenze e alcool che annebbia i confini morali. È una città che non salva, ma amplifica. Qui il pericolo è quotidiano e il limite tra autodistruzione e sopravvivenza è sottilissimo.
Il multi pov come condanna
Il multi pov non è un semplice espediente narrativo: è una condanna per il lettore. Ti obbliga a entrare nella testa dei protagonisti, a capire le loro scelte, anche quando sono sbagliate, anche quando ti fanno sentire complice. Anne Sheridan non ti concede la distanza del giudizio: ti trascina dentro, e una volta lì non puoi più fingere di non capire.
Kyah e Reid: non guarirsi, ma riconoscersi
Kyah e Reid non sono due persone che si salvano a vicenda. Sono due persone spezzate che si riconoscono nel dolore dell’altro. Entrambi hanno un passato che li ha deformati, spingendoli a cercare emozioni estreme, legami pericolosi, attenzioni che fanno male. E la domanda diventa inevitabile: quanto è sbagliato desiderare qualcuno che incarna tutto ciò che dovremmo temere? Possiamo davvero parlare di scelte libere quando il bisogno di essere visti è più forte della paura?
Ossessione, stalking e desiderio non edulcorato
Pretty Monster non addolcisce nulla. Lo stalking è presente, l’ossessione è esplicita, il disagio è costante. Non viene giustificato, ma mostrato nella sua ambiguità più disturbante. Il confine tra paura e attrazione si dissolve, e ciò che resta è una domanda scomoda: e se il problema non fosse desiderare il mostro, ma riconoscersi in lui?
Una scrittura che non ti lascia scampo
La penna di Anne Sheridan è intensa, affilata, spietata. Ti cattura, ti incolla alle pagine, ti costringe ad andare avanti anche quando sai che non dovresti. Questo libro è una droga: sai che ti farà male, eppure continui. Non è un dark romance adatto a tutti. È scorretto, violento, destabilizzante. È una lettura per chi ha una mente aperta e il coraggio di ammettere che il vero disagio non è leggere storie così, ma rendersi conto di quanto possano attrarci.
Conclusione: il vero mostro non è lui
Pretty Monster non ti chiede di approvare. Non ti chiede di giustificare. Ti chiede di restare.
Di restare mentre il confine tra giusto e sbagliato si sgretola.
Di restare mentre il desiderio prende una forma scomoda.
Di restare quando capisci che il mostro non è solo l’ombra oltre la finestra.
Il vero mostro è la parte di noi che guarda, riconosce… e non riesce a distogliere lo sguardo.
5.0 out of 5.0 stars