Buongiorno readers! Oggi vi voglio portare tra le pagine di Like You Hate Me, primo volume della Hawthorne University Series. Un romance MM ambientato al college che punta tutto su dinamiche intense e su uno dei trope più amati: hate to love. Ma è davvero una storia che conquista fino in fondo?
- Like you hate me: Come se mi odiassi (Hawthorne University Vol. 1) di Bethany Winters : quel college romance MM per staccare
- Hate to Love, Emotional Angst: quando l’odio pesa più dei sentimenti
- Forced Proximity e Brother’s Best Friend
- College Romance e Basket
- Grief & Healing: il dolore come punto di partenza
- Slow Burn: lento, ma non sempre equilibrato
- Due protagonisti complicati
- Una lettura intensa, ma non per tutti
Like you hate me: Come se mi odiassi (Hawthorne University Vol. 1) di Bethany Winters : quel college romance MM per staccare
Due anni fa ho perso tutto. Insieme a mia sorella se ne è andato il senso di tutto ciò che, fino ad allora, avevo considerato importante.
Ed è tutta colpa sua. Non ho mai odiato nessuno, come odio lui, il suo migliore amico. E non solo perché Katy teneva a lui più di quanto tenesse a me. Lo odio perché è tutta colpa sua.
Deve starmi lontano, gliel’ho detto quel giorno stesso. Invece, due anni dopo, il teppista si presenta a casa mia con una proposta assurda.
Rifiuto, ovviamente, e lo caccio via. Pensate che quel moccioso ribelle ascolterà?
Ovviamente no. La sua vicinanza diventa un’ossessione che mi distrae persino dall’unica cosa che mi è rimasta, il basket. E non solo perché sembra custodire pezzi di lei che io ignoravo.
Voglio guardarlo, toccarlo. Spezzarlo. Prendergli tutto, corpo, testa e cuore. Finché non gli rimarrà nulla. E a me, a quel punto, cosa resterà?
Hate to Love, Emotional Angst: quando l’odio pesa più dei sentimenti
La storia tra i protagonisti parte da un punto decisamente complicato: c’è rabbia, dolore e qualcosa di irrisolto che li tiene legati anche quando cercano di allontanarsi.
La tensione è senza dubbio il cuore del romanzo. Si percepisce in ogni scena, negli scontri, nei silenzi e in quei momenti in cui sembrano sul punto di cedere ma scelgono invece di ferirsi ancora. È coinvolgente, a tratti quasi magnetica, e ho apprezzato molto questo tipo di costruzione: reale, tangibile, quasi palpabile.
Eppure, se da un lato mi ha colpita, dall’altro alla lunga è diventata quasi ripetitiva, rendendo difficile portare avanti la lettura. I conflitti nascono spesso da incomprensioni evitabili e questo finisce per risultare un po’ frustrante.
Forced Proximity e Brother’s Best Friend
La vicinanza forzata gioca un ruolo importante nello sviluppo del rapporto e l’ho trovata una scelta valida per la storia, anche se nel ritmo altalenante rischia un po’ di perdersi.
I protagonisti sono costretti a condividere spazi e momenti, e questo li porta inevitabilmente ad abbassare le difese. A questo si aggiunge il trope brother’s best friend, che introduce quella sensazione costante di “non dovrebbe succedere”, quasi un forbidden love silenzioso. È un elemento interessante, ma resta più sullo sfondo e non viene sempre sfruttato al massimo.
College Romance e Basket
L’ambientazione universitaria mi è piaciuta molto: è ben costruita e riesce a dare alla storia una sfumatura realistica. Tra lezioni, dinamiche sociali e sport, si crea un contesto che accompagna bene la relazione. A rendere il tutto più interessante è la presenza del basket, che però rimane piuttosto marginale: un elemento di contorno che contribuisce alla caratterizzazione, senza diventare centrale.
Grief & Healing: il dolore come punto di partenza
Quello che mi ha colpito di più è il modo in cui la storia affronta il dolore e il bisogno di guarire. Entrambi i protagonisti portano con sé un passato difficile e questo influenza profondamente il loro modo di relazionarsi. Qui ho sentito un legame forte con entrambi, arrivando quasi a soffrire insieme a loro. Ci sono momenti davvero toccanti, ma anche in questo caso ho avuto la sensazione che a volte il dolore venisse usato più per aumentare il drama che per essere davvero approfondito.
Slow Burn: lento, ma non sempre equilibrato
Chi mi conosce sa che il mio tallone d’Achille è lo slow burn e, purtroppo, devo ammettere che qui sono stata messa a dura prova. La relazione si costruisce lentamente, tra resistenze e continui passi indietro. Lo slow burn c’è e nella prima parte funziona, ma poi inizia a perdersi in un ritmo che mi è sembrato sbilanciato.
Alcune dinamiche si trascinano più del necessario, mentre altre evoluzioni arrivano fin troppo velocemente. Non mi ha convinta del tutto, anche se resto curiosa di leggere altro dell’autrice per capire meglio il suo stile.
Due protagonisti complicati
I protagonisti sono imperfetti, contraddittori e non sempre facili da amare. Le loro scelte sono spesso impulsive e il modo in cui gestiscono i conflitti può risultare frustrante. Eppure, è proprio questo uno dei punti di forza del libro: insieme funzionano. La loro chimica regge la storia e rende credibile quel legame che, nonostante tutto, continua a riportarli l’uno verso l’altro.
Una lettura intensa, ma non per tutti
Like You Hate Me è un romance MM carico di angst, tensione e dinamiche complicate. Non è una storia particolarmente originale e, per chi ha gusti simili ai miei, potrebbe risultare ostica se letta nel momento sbagliato.
Riesce comunque a coinvolgere grazie alla forte componente emotiva. È una lettura che si fa divorare, perfetta se amate gli hate to love turbolenti e i personaggi pieni di difetti (li amerete). Meno indicata, invece, se cercate relazioni più mature o uno sviluppo più equilibrato e lineare. Consigliato a chi ama i romance universitari intensi, dove l’amore passa anche attraverso il dolore e la difficoltà di lasciarsi andare.
4.0 out of 5.0 stars
