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Buongiorno readers! Oggi vorrei inaugurare una nuova rubrica, dove “rubrica” sta per lungo monologo in cui vi racconto pezzi della mia vita da lettrice: un modo per prendermi bonariamente in giro, sottolineando quelle piccole sfumature, fatte di spigoli e piccole manie, che messe tutte insieme restituiscono un quadro abbastanza completo del mio modo di vivere la lettura.
Odi et amo, e chissà che alla fine non scopriremo insieme nuovi modi di affrontare una passione che, vivendola in prima persona, è molto più turbolenta di ciò che si dice in giro. Parliamo de La sindrome del settimo libro?

Il corrispettivo letterario degli “champagne problems”

Non so se sia vero che siamo la somma di tutti i nostri sbagli, ma di sicuro la mia libreria lo è.

Se mi guardo attorno, sono circondata da prese di coscienza in ritardo, libri che non so perché io abbia comprato, o cosa avessi fatto di male alle persone che hanno deciso di regalarmeli e primi volumi di saghe interrotte, da me o dalla casa editrice che mi aveva illuso portandone i primi volumi in Italia.

Sono proprio le saghe il mio cruccio più grande: guardo Il club Vesuvio, di cui non ricordo nulla oltre al fatto che mi fosse piaciuto, e penso a quella scintilla di speranza che si è accesa alla sua ripubblicazione nel 2024. Sono passati due anni, la mia edizione del 2005 rimarrà lì, da sola sullo scaffale, chissà ancora per quanto.

E come non menzionare Le cronache delle spade di Inazuma, di Steve Bein, di cui sono usciti ben due volumi nel 2014 – due volumi che ho letto probabilmente solo io, visto che ora si fa persino fatica a trovarli sui maggiori siti di distribuzione.

Tutto ciò per non riaprire il capitolo Nightrunner, ferita aperta dagli anni in cui ancora si apriva con L’arciere di Kerry

Ma se spostiamo lo sguardo, se facciamo un passo indietro e ci sentiamo disposti ad avere un quadro più completo della situazione, ecco che affiora l’ultimo tassello utile a comprendere il disastro totale della mia libreria.

Io. Quel tassello sono io.

La sindrome del settimo libro: tutta inventata?

Sapete c’è la sindrome da settimo libro? Non potete saperlo, okay, perché l’ho inventata io, ma se state facendo “sì sì” con la testa continuate pure.

La sindrome da settimo libro è quel rifiuto sottile di leggere l’ultimo volume di una saga (non importa quanti siano, quando è capitato alla mia amica E. i volumi in questione erano sette), frenati dalla consapevolezza che dopo non ce ne sarà un altro. Che dopo l’ultima pagina, sarà tutto finito.

La sindrome da settimo libro, che per la mia amica E. era una cosa comprensibilissima, mentre per me si è trasformata nella giustificazione perfetta alla mia disorganizzazione letteraria, è il meccanismo che mi spinge, che io me ne renda conto o meno, ad abbandonare sistematicamente ogni saga iniziata, che mi sia piaciuta o no.

Per questo motivo non c’è da stupirsi che mi ci siano volumi tre anni per leggere il seguito di Il sognatore (che avevo adorato), gli stessi tre anni di cui ho avuto bisogno per uscire dall’incubo di Wolfsong (quante amicizie ho appena perso?) e ritrovarmi a innamorarmi perdutamente del volume successivo. Cioè di Gordo, la parte bella della saga di Green Creek.

Non saprei dirvi con esattezza cosa scatti in me nel momento esatto in cui scelgo di non acquistare il libro successivo, oppure di acquistarlo subito e non leggerlo. Mi sono affezionata ai personaggi, voglio sapere come andrà avanti la loro storia, ma allo stesso tempo non voglio lasciarli. Li preferisco incastrati in un limbo tra un libro e l’altro, piuttosto che doverli salutare per sempre.

È una cosa molto egoista, vero? E sicuramente anche molto stupida, visto che mentre loro sono bloccati lì, io tendo a dimenticarmi comunque tutte le nozioni utili, ritrovandomi di conseguenza a dover ricominciare tutto da capo o a procedere a tentoni per un centinaio di pagine (proprio come mi sta accadendo in questo momento!).

Per mia fortuna, loro sono fatti di carta e inchiostro, e nessuno è ancora venuto a lamentarsi.

Come risolvere un problema che ci siamo creatə da solə?

Ignorando il fatto che se fossi in grado di rispondere a questa domanda il problema non sussisterebbe affatto, mi sono interrogata a lungo su quale potesse essere la chiave per superare questo ostacolo letterario.

Mi sono resa conto che dovevo partire da qualcosa di concreto, su cui potevo intervenire con più facilità: ad esempio, il fatto che, passato un po’ di tempo tra un volume e l’altro, io faticassi a ricordare gli avvenimenti accaduti. Proprio come, tempo fa, mi aveva suggerito un amico lettore, proverò ad appuntarmi i punti salienti, le domande rimaste senza risposta, le sensazioni sui personaggi, e lascerò un post-it incastrato nel volume. Così, se proprio mi ritroverò a brancolare nel buio, avrò una sorta di faro pronto a guidarmi. E quel faro sarò io, certa di non incappare in spoiler sparsi per la rete.

E voi, come lo risolvereste?
Qui al Dreamage blog, i consigli sono sempre ben accetti: vi aspettiamo nei commenti!

Simona

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