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Buongiorno readers! Oggi vi porto tra le pagine di La canzone del silenzio di Giulia Chiorboli, un romance MM che mi ha sorpresa molto più di quanto mi aspettassi. Pensavo di trovare una storia dolce e delicata, e in parte l’ho trovata, ma tra queste pagine c’è molto di più: pronti ad approfondire?

La canzone del silenzio di Giulia Chiorboli : quel libro che ti tocca il cuore e ti fa crescere

Un ragazzo che non parla. Un ragazzo che non può più tacere. Un’estate che cambierà tutto.

Griffin Lockhart ha diciassette anni e vive chiuso nel suo silenzio. In una cittadina inglese apparentemente tranquilla, Lakebury, passa le giornate evitando il mondo, incapace di costruire legami autentici. Ma quando salva da un’aggressione uno sconosciuto dai capelli ribelli e dal sorriso luminoso, la sua estate prende una direzione imprevedibile.

Alistair Moon è l’opposto di Griffin: esuberante, magnetico, misterioso. Tra i due nasce un’amicizia esitante che si trasforma lentamente in qualcosa di più profondo. Ma il passato di Alistair non è disposto a lasciarlo andare. Il suo ex, manipolatore e violento, è pronto a tutto pur di riaverlo indietro… anche distruggere ciò che sta nascendo tra loro.

In un’estate fatta di paure, scelte coraggiose e verità scomode, Griffin e Alistair dovranno imparare cosa significa davvero amare e lasciarsi amare. Perché crescere significa anche trovare la propria voce. E usarla.

Un romanzo young adult intenso e attuale sulle relazioni tossiche, il coraggio di denunciare e la forza dell’amore come rinascita, con un finale luminoso che lascia spazio alla speranza.


Quando due opposti si incontrano

Griffin e Alistair sono due ragazzi che sembrano appartenere a due mondi completamente diversi: da una parte il silenzio, la riflessione, le parole tenute dentro; dall’altra l’energia, le battute, la voglia di riempire ogni spazio. Approcciarmi a questi due personaggi è stato quasi un incontro amorevole: mi hanno fatto emozionare e, pagina dopo pagina, li ho sentiti diventare cari amici.

Questi protagonisti sono due correnti opposte che, quando si incontrano, non si annullano, ma si intrecciano, riuscendo a trovare un equilibrio che funziona.

Griffin è un personaggio che mi ha conquistata per la sua sensibilità. Con lui mi sono immedesimata subito. È facile riconoscere nei suoi silenzi quella barriera che a volte costruiamo per proteggerci dal mondo, soprattutto quando parlare sembra molto più difficile che restare nascosti dietro le proprie certezze. A volte è difficile riuscire a parlare con le persone, soprattutto ai giorni nostri, in una società in cui il giudizio sembra arrivare molto più velocemente della comprensione.

Alistair è luce e movimento. Ma è una luce che, a guardarla meglio, nasconde parecchie ombre. All’inizio ho fatto più fatica a immedesimarmi in lui: comprendere le sfumature del suo carattere è arrivato lentamente, insieme alla lettura. Più lo conoscevo, però, più riuscivo a vedere cosa si nascondeva dietro quella sua energia.

Ed è proprio qui, secondo me, che Giulia Chiorboli fa un ottimo lavoro: nessuno dei due viene ridotto a una sola caratteristica. Il ragazzo silenzioso non è semplicemente “quello introverso” e quello solare non è semplicemente “quello allegro”. Entrambi hanno mille sfumature, contraddizioni e ferite che emergono lentamente. Sono decisamente due opposti che si attraggono, che si incontrano proprio attraverso le loro differenze.

La loro crescita è forse la parte che ho apprezzato maggiormente. Non si cambiano a vicenda. Non si salvano con un bacio o con una dichiarazione d’amore, qualcosa che ho trovato estremamente reale e vicino al nostro modo di vivere i rapporti oggi. Si danno semplicemente lo spazio necessario per poter essere sé stessi.

Ed è proprio questo il tipo di amore che mi piace trovare nei romance: quello che non prende un martello e cerca di abbattere i muri dell’altro, ma si siede davanti alla porta e aspetta che sia l’altra persona ad aprire.

Slow burn, hurt/comfort e un amore costruito con cura

Il rapporto tra Griffin e Alistair cresce lentamente, come già accennato, ma lo fa attraverso piccoli gesti. Niente corse. Niente trasformazioni improvvise. Solo tanti piccoli passi.

Il romance diventa così un percorso di fiducia, fatto di ascolto, consenso, vulnerabilità e della possibilità di sentirsi finalmente al sicuro accanto a qualcuno. Leggere questo libro mi ha fatto riflettere su quanto desidererei trovare una persona capace di farmi sentire al sicuro, soprattutto nel parlare e nel lasciarmi andare, qualcosa che raramente mi capita nella quotidianità.

Ho apprezzato molto la gradualità del loro legame, perché lo rende credibile e permette al lettore di percepire ogni conquista come qualcosa di importante. Il primo passo, la prima confidenza, il primo momento in cui scelgono di lasciarsi vedere davvero. Sono dettagli che possono sembrare piccoli, ma qui diventano fondamenta. E mentre imparano a conoscersi, imparano anche a comprendere meglio sé stessi.

È un po’ come costruire una casa: prima arrivano le fondamenta, poi le pareti, poi tutto il resto. Un mattone alla volta, senza avere fretta di arrivare alla fine. E solo quando ti fermi a guardarla ti rendi conto di aver costruito un luogo in cui poter finalmente stare.

Trauma, salute mentale e il coraggio di chiedere aiuto

La canzone del silenzio non è soltanto una storia d’amore e credo sia importante sottolinearlo. Tra le sue pagine trovano spazio temi delicati come il trauma, la salute mentale, l’ansia, l’isolamento, la manipolazione e le conseguenze della violenza psicologica.

Sono tematiche che avrebbero potuto facilmente diventare un semplice espediente narrativo, ma che qui hanno un peso reale nel percorso dei protagonisti. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui la sofferenza non viene romanticizzata, ma viene raccontata come parte integrante della vita. L’amore non è la cura miracolosa e il partner non diventa automaticamente il salvatore dell’altro. Mi piace che venga scardinato questo cliché narrativo e che venga valorizzato il rapporto relazionale fatto di vulnerabilità, contrasti e molto più.

Nel libro viene mostrato quanto possa essere difficile riconoscere di avere bisogno di aiuto e quanto coraggio serva per allungare la mano e permettere a qualcun altro di afferrarla. Ed è proprio qui che ho trovato uno dei messaggi più belli: chiedere aiuto non significa essere deboli.

A volte la vera forza non è riuscire a portare tutto sulle proprie spalle, ma avere il coraggio di dire “non ce la faccio da solo”. Riuscire a mostrarsi vulnerabili è sempre difficile, io per prima lo capisco. Non è semplice raccontare quello che si prova, ammettere di avere bisogno di qualcuno o semplicemente lasciarsi andare senza pensare a come l’altra persona potrebbe reagire.

E forse è proprio questo uno degli aspetti che mi ha fatto sentire più vicina a questa lettura. Trovare quelle persone davanti alle quali non devi avere paura di mostrarti per come sei, anche nelle parti più fragili, non è così scontato. Soprattutto quando si parla di dolore e traumi che ci si porta dentro.

A volte ci abituiamo così tanto a proteggerci che finiamo per pensare che abbassare le difese significhi diventare più deboli. Forse, invece, significa anche avere il coraggio di farsi vedere per quello che si è e permettere a qualcuno di restare.

Found family: quando casa sono le persone

Un altro elemento che mi ha conquistata è la presenza dei personaggi secondari. Insieme a loro si è delineato il mio trope narrativo per eccellenza: il found family.

Qui gli amici diventano una vera rete di sicurezza. Sono quelle persone che restano, che fanno spazio, che sanno alleggerire una giornata difficile, ma anche esserci quando non c’è proprio nulla da ridere. E in una storia che parla così tanto di sentirsi fuori posto, avere finalmente qualcuno con cui poter abbassare la guardia assume un significato ancora più importante.

Non è soltanto amicizia. È appartenenza. È quel momento in cui smetti di chiederti se hai il diritto di essere lì e inizi semplicemente a sentirti a casa.

Se sei abituato a vedere la vita in modo solitario e quasi grigio, questo trope può apparirti quasi inusuale. Eppure, leggendo, avrai la sensazione di ricevere un caloroso abbraccio.

Forse è proprio questo che mi piace del found family: ricordarmi che casa non è sempre un luogo. A volte sono semplicemente le persone davanti alle quali non senti più il bisogno di proteggerti.

Una scrittura che accompagna il lettore

Lo stile di Giulia mi è piaciuto proprio per la sua capacità di non sovraccaricare le emozioni. La scrittura è fluida, semplice e molto vicina ai personaggi. Non ha bisogno di grandi costruzioni per arrivare al lettore, perché lascia che siano soprattutto i sentimenti a parlare. E questo si percepisce soprattutto nei momenti più intimi.

Ho trovato particolarmente riuscito il modo in cui il silenzio diventa quasi un personaggio della storia: non è soltanto assenza di parole, ma diventa paura, protezione, solitudine e, alla fine, anche possibilità di essere ascoltati.

Mi ha ricordato un libro che ha segnato molto la mia adolescenza, Oltre i limiti: anche lì il silenzio era una voce, anche quando non riusciva a trasformarsi in parole. Forse è proprio questo che mi ha colpita maggiormente: non sempre il punto è trovare le parole giuste, a volte è trovare qualcuno disposto ad ascoltare anche quelle che non riusciamo a pronunciare.

A volte non abbiamo bisogno di trovare le parole, ma di qualcuno disposto ad ascoltare anche il nostro silenzio. In una società in cui siamo continuamente bombardati da rumori, notifiche, opinioni e stimoli, fermarsi davvero ad ascoltare qualcuno sembra quasi diventato un atto di coraggio. Siamo così abituati a riempire ogni silenzio che spesso dimentichiamo quanto possa dire.

Sono pochi quelli davvero disposti ad ascoltare il tuo silenzio e a saperlo leggere. E forse è proprio per questo che, quando trovi qualcuno che ci riesce, quella persona diventa così importante.

Conclusione: una storia che trova la propria voce

Una lettura dolce, intensa e molto più profonda di quanto mi aspettassi, che consiglio a chi cerca un romance MM capace di parlare d’amore senza dimenticare tutto ciò che esiste intorno all’amore. Griffin e Alistair mi hanno ricordato che alcune persone arrivano nella nostra vita non per risolverci, ma per mostrarci che forse possiamo smettere di combattere da soli.

Quando ho chiuso il libro ho avuto quella sensazione che cerco sempre nelle letture che amo: quella di aver salutato dei personaggi che, almeno per qualche giorno, sono sembrati un po’ reali.

4.5 out of 5.0 stars

Clara!

Informazioni sull'autore

Ho aperto Dreamage Blog nel 2017! Sotto sotto sono la più ansiosa delle blogger e quella che legge di più. Viaggio e fotografo in giro per il mondo, ma insieme a me ho sempre qualcosa da leggere, non importa il genere! Lavoro come Content creator e Copywriter, se cercate una mano a gestire i vostri profili contattatemi!

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